Roberto Latini torna a sfidare i confini del sacro con Verso il Vangelo secondo Matteo, un’opera che trasforma il capolavoro cinematografico di Pier Paolo Pasolini in un’apparizione teatrale pura. Al centro della scena dominano i “momenti dell’Angelo”, quei frammenti di messaggeria divina che nel film scandivano il racconto e che qui diventano la struttura portante per una riflessione profonda sull’umanità. Attraverso una sequenza di primi piani che evocano il buio infinito da cui emergono gli attori, Latini distilla un senso del divino carnale e disarmato, fondendo la visione pasoliniana con le voci di giganti come Rilke, Milton e Wenders.
Lo spettacolo si interroga sul senso della ricerca spirituale e poetica, partendo dal celebre interrogativo dell’Angelo al sepolcro: “Chi cercate?”. In questo viaggio visionario, la figura di Maria anziana — che nel film ebbe il volto di Susanna Pasolini — diventa il simbolo di una risposta possibile: un legame indissolubile dove i poeti stanno agli uomini come gli angeli ai bambini. Un’occasione preziosa per abitare una terra di mezzo tra cinema e teatro, dove la parola si fa carne e il silenzio si carica di profezia.





