Il duo formato da Alëna Baeva e Vadym Kholodenko presenta un programma che esplora diverse declinazioni espressive del violino e pianoforte, muovendosi tra il classicismo beethoveniano, l’eleganza francese di Fauré e l’inquietudine novecentesca di Britten.
I Tre pezzi dalla Suite op. 6 di Benjamin Britten, scritti a soli tredici anni, già rivelano una sorprendente maturità musicale: pagine brevi ma ricche di atmosfera, in bilico tra malinconia e ironia, che giocano con le potenzialità timbriche degli strumenti. La Sonata n. 1 in la maggiore op. 13 di Gabriel Fauré, esempio di lirismo sobrio e chiarezza strutturale, rappresenta uno dei capisaldi della musica da camera francese, con linee melodiche raffinate e un continuo dialogo tra i due strumenti.
Chiude il programma la Sonata n. 7 in do minore op. 30 n. 2 di Ludwig van Beethoven, tra le più drammatiche del ciclo, con una scrittura ricca di contrasti, energia ritmica e tensione espressiva. Un’opera che esprime pienamente la transizione verso la maturità beethoveniana, dove il violino e il pianoforte si affrontano su un piano di assoluta parità.
Un recital che mette in luce le sfumature poetiche e le tensioni drammatiche del repertorio, affidato a due interpreti dalla forte intesa e sensibilità musicale.





