
Naza
Naza, diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, prodotto da The Guardian insieme a JW Films, è stato presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria, diventando un vero e proprio caso cinematografico e politico.
Purtroppo in questo lungometraggio non si parla di finzione, bensì della cruda realtà e delle mostruosità perpetrate dall’esercito israeliano verso la popolazione palestinese di Gaza in ormai 3 anni di ‘guerra’, che non può nemmeno essere definita tale, essendo un massacro quotidiano.
Naza si propone come un film documentario coraggioso, che ha raccolto le testimonianze anonime di soldati e tecnici israeliani che fanno parte della macchina di sterminio. Le cose dette dagli intervistati sono così agghiaccianti che ricordano il modo di pensare nazista: sorveglianza di massa, bombardamenti, morte, disumanizzazione, distacco dalla realtà e dalle proprie azioni…
Sono solo alcuni dei temi di cui si discute nel documentario. Lo stesso titolo, è una parola usata dall’esercito israeliano per indicare le ‘vittime collaterali’ dei bombardamenti (senza fare alcuna distinzione di età). Ha fatto così scalpore, che l’attuale governo di Israele ne ha vietato la visione sul proprio territorio.
Per questo genere di lungometraggio, non si può affermare se sia valido oppure no, poiché si tratta di vicende reali, ma è necessario andarlo a vedere per una questione morale, per un popolo che sta morendo quotidianamente sotto le bombe e fare pressione sui nostri governanti per denunciare il carnefice di queste atrocità. Naza non nasce con l’intenzione di accusare l’intero popolo israeliano, bensì i meccanismi e gli ingranaggi che stanno dietro al genocidio che tutti hanno davanti allo schermo. (Ivan Puliti)



