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La verità è sopravvalutata. In un mondo che ci chiede di essere sempre perfetti, efficienti e aggiornati, la bugia è diventata quasi un atto di sopravvivenza. Le cosiddette bugie bianche sono il cemento della nostra vita sociale: uno scudo e, spesso, il modo più semplice per evitare situazioni scomode.

Tutti mentiamo. Ci sono le bugie “buone”, quelle che servono a salvare la serata: vai a cena dalla suocera appena conosciuta, le lasagne sono immangiabili e alla domanda «Come sono?» la risposta arriva puntuale: «Buonissime!». E poi ci sono le bugie meno buone, quelle che richiedono un certo impegno narrativo. Per esempio, quando la bis-cugina di tua madre, vista una sola volta nella vita, ti invita al suo matrimonio il 10 agosto a mezzogiorno, in Basilicata, con un anno di anticipo. Quel giorno, naturalmente, avrai un impegno improrogabile. O un malore. O una malattia. Nei casi più estremi, una catastrofe improvvisa.

Jonathan Canini porta in scena questo piccolo universo di finzioni quotidiane con uno spettacolo comico dedicato alle bugie che raccontiamo per difenderci, cavarcela e, qualche volta, salvarci il portafoglio e la sanità mentale. Bugie piccole e gigantesche, innocenti ed eroiche, dette con convinzione e spesso accompagnate da quella telefonata drammatica che serve a rendere credibile l’ennesima emergenza. Perché, a volte, dire la verità sarebbe semplicemente troppo complicato.

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