Emma è in scena. Interpreta Nina nel Gabbiano di Cechov, ma qualcosa comincia a sfuggirle. Kostja le parla, lei risponde, cerca di muoversi, ma non sa più dove mettere le mani. La voce non sembra più appartenerle, le battute si confondono con i pensieri e il personaggio sembra prendere il sopravvento sull’attrice. Dove finisce la finzione e dove comincia la realtà? Nina sta per cadere dal palco o è Emma che sta lentamente scivolando via da se stessa?
Cose, posti e persone, scritto da Duncan Macmillan e tradotto da Monica Capuani, parte da questa frattura per raccontare la memoria, l’identità e il bisogno di essere riconosciuti. Le cose, i luoghi e le persone che incontriamo diventano la mappa della nostra vita: alcuni ricordi ci riportano alla felicità, altri a ciò che vorremmo dimenticare, alla vergogna e alle paure che facciamo fatica ad affrontare. In un tempo in cui siamo continuamente impegnati a costruire l’immagine di ciò che dovremmo essere, lo spettacolo prova a riportare lo sguardo verso ciò che siamo davvero.
La regia di Pierfrancesco Favino accompagna questo percorso sul confine tra teatro e vita, lasciando emergere una domanda semplice e difficile: cosa succede quando non riusciamo più a riconoscerci? In scena, accanto ad Anna Ferzetti, ci sono Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi e Totò Onnis, insieme a Luca Massaro, Maria Giulia Toscano, Giorgio Stefani, Sofia Capo, Gabriele Badaglialacqua e Marta Virginia Morgavi. Un viaggio dentro le proprie ferite che non cerca scorciatoie, ma suggerisce che anche toccare il fondo può diventare l’inizio di un ritorno a se stessi.





