Il nuovo spettacolo teatrale di Paolo Ruffini raccoglie l’eredità de Il Babysitter – quando diventerai piccolo capirai e ne rappresenta, in qualche modo, il controcampo adulto. Al centro ci sono il tempo, i legami e la difficile arte del lasciar andare, ma anche ciò che continua a vivere nelle persone e nelle relazioni quando qualcosa cambia o finisce. Con un linguaggio che alterna ironia, tenerezza e poesia, Ruffini attraversa alcune delle domande più universali dell’esistenza: cosa resta di noi nelle persone che amiamo? Come si affronta il distacco senza smarrirsi? E, soprattutto, che senso diamo al tempo che abbiamo a disposizione?
Accanto a lui, tre ospiti anziani diventano autentici testimoni di vita e portano in scena racconti personali capaci di trasformarsi in riflessioni più ampie su amore, memoria, sessualità e relazioni. Le loro esperienze compongono una sorta di “testamento romantico” lontano da qualsiasi eredità materiale: ciò che conta sono emozioni, incontri, ricordi e vissuti da consegnare a chi viene dopo. Un racconto intimo e generazionale che prova a parlare della fine senza dimenticare tutto quello che, nel frattempo, vale la pena vivere.





