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«Ho visto Wozzeck in scena, prima della guerra, e ne ho ricavato una così incredibile impressione che mi sono deciso a metterlo immediatamente in musica». Da questa folgorazione di Alban Berg nasce una delle opere simbolo del Novecento, ispirata al dramma di Georg Büchner e profondamente legata alla sensibilità del teatro espressionista. Incubo, alienazione mentale e violenza attraversano una vicenda costruita in tre atti e quindici quadri, dove le forme della tradizione musicale – dalla suite alla marcia, dalla rapsodia alla passacaglia – vengono trasformate in una scrittura orchestrale livida e angosciata.

Al centro c’è Wozzeck, personaggio tormentato e progressivamente schiacciato dalle proprie condizioni di vita, interpretato da Wolfgang Koch, mentre Anja Kampe veste i panni di Marie. Sul podio Thomas Guggeis, con Lorenzo Fratini alla guida del Coro e l’Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino. La regia è affidata a Deborah Warner, con scene di Hyemi Shin, costumi di Nicky Gillibrand, luci di Adam Silverman e coreografie di Kim Brandstrup. Un’opera tutt’altro che accomodante, che a un secolo dal debutto continua a mettere in scena l’inquietudine con notevole precisione.

 

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