Silence Is nasce da un gesto di sottrazione, quasi di sabotaggio visivo: eliminare il superfluo per interrogare ciò che resta. Il punto di partenza sono le pagine lucide delle riviste di moda, superfici perfette costruite per esibire modelli di bellezza patinata e irraggiungibile. È proprio su questo immaginario levigato che l’artista interviene, alterando, cancellando e trasformando i volti impeccabili della pubblicità glamour in immagini che raccontano l’imperfezione, la fragilità e l’autenticità dell’esperienza umana. Un’operazione che, in tempi di iper-esposizione, suona quasi rivoluzionaria: togliere invece di aggiungere.
La mostra invita a guardare oltre la superficie, in un percorso che mette in discussione il concetto stesso di identità visiva e di rappresentazione. Le opere attraversano fasi differenti della ricerca dell’artista: dai lavori più densi e oscuri, legati a un’estetica urbana e materica, ai disegni a penna su foglio bianco, che richiamano il senso di sospensione e asetticità vissuto durante il periodo pandemico. Un’evoluzione che testimonia come anche il vuoto, a volte, possa avere molto da dire.
Nelle opere più recenti emerge invece una forte esplosione cromatica, dove il tema della frammentazione diventa centrale: volti, corpi e forme si scompongono e ricompongono in nuove possibilità di senso. Il percorso si apre infine alla tridimensionalità con due sculture che segnano il superamento della bidimensionalità, ampliando ulteriormente la riflessione sul corpo e sulla presenza. Silence Is diventa così un’indagine sul residuo, su ciò che rimane quando l’immagine smette di essere solo apparenza e inizia, finalmente, a parlare davvero.





