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La Sala d’Arme si trasforma in un giardino visionario di forme e cromie con la nuova mostra di Davide Puma, un percorso pittorico che attraversa paesaggi luminosi e sfuggenti, nature rigogliose, figure simboliche e creature archetipiche. Tra dipinti di medio e grande formato, l’esposizione costruisce un universo in cui il rapporto tra uomo, natura e cosmo si sviluppa come una trama continua di trasformazioni, presenze e connessioni tra visibile e invisibile. Un luogo dove il confine tra realtà e immaginazione sembra farsi sempre più sottile — e, in certi casi, quasi cortesemente irrilevante.

La ricerca di Puma, fondata su un linguaggio che intreccia gesto pittorico, simbolo e riflessione poetica, dialoga naturalmente con la tradizione culturale fiorentina e con il pensiero neoplatonico rinascimentale, dove la bellezza è intesa come manifestazione di una dimensione più profonda, etica e spirituale. In questo contesto, la pittura diventa strumento di indagine e rivelazione, capace di evocare mondi interiori e universali attraverso immagini che sembrano emergere da un immaginario antico ma sorprendentemente attuale.

Il titolo della mostra, Io Natura, è un omaggio diretto a Leonardo da Vinci e alla sua celebre formula di firma, trasformata qui in una dichiarazione di appartenenza e fusione con il mondo naturale. Il sottotitolo, La meccanica divina, offre la chiave di lettura di un percorso in cui la natura si manifesta come organismo sacro e simbolico: popolato da figure come la Santa, la Papessa, la Dama con il fenicottero, la Centaura e i numerosi guardiani della soglia. Come nei bestiari medievali, ogni elemento custodisce significati stratificati e rimandi profondi, tra cui il giglio, simbolo caro a Firenze e segno di purezza. Un viaggio pittorico dove mito, spiritualità e immaginazione si incontrano in un equilibrio raro, quasi come se il Rinascimento avesse deciso di fare una deviazione nel presente.

 

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