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Con Daniele Gatti alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, il ciclo dedicato alle sinfonie di Ludwig van Beethoven si conclude con due opere che rappresentano l’approdo finale della sua straordinaria avventura creativa: la Sinfonia n. 8 e la monumentale Sinfonia n. 9. Due lavori diversi per dimensioni e carattere, ma accomunati dalla libertà inventiva di un autore ormai pienamente padrone del proprio linguaggio.

Spesso meno celebrata delle sue sorelle maggiori, l’Ottava sorprende per brillantezza, ironia e raffinatezza formale, quasi un sorriso beethoveniano prima dell’ultimo grande passo. La Nona, con l’ingresso del coro e il celebre finale sull’Inno alla Gioia, amplia invece i confini stessi della sinfonia, trasformandola in una riflessione universale sulla fratellanza e sulla condizione umana. Un concerto che mette a confronto leggerezza e grandiosità, dimostrando come Beethoven fosse capace di guardare oltre ogni regola senza mai perdere il piacere di stupire. E, a distanza di due secoli, continua a riuscirci piuttosto bene.

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