Con Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences, Giuliana Cunéaz, tra le figure più significative della Media Art italiana, propone un percorso che mette in dialogo immaginari ancestrali e tecnologie contemporanee. La mostra, curata da Serena Tabacchi e Rebecca Pedrazzi con la direzione artistica di Laura Andreini, esplora territori sospesi tra natura, spiritualità e innovazione digitale, confermando la capacità dell’artista di trasformare i linguaggi tecnologici in strumenti di indagine poetica e percettiva.
Il progetto si sviluppa attorno a due nuclei fondamentali della ricerca più recente di Cunéaz. Da una parte i Nahuales, spiriti guida appartenenti alla tradizione Maya, figure animali che evocano il legame profondo tra individuo, coscienza e mondo naturale. Dall’altra gli Spiriti, presenze antropomorfe e sfuggenti che abitano una dimensione intermedia tra apparizione e dissolvenza, corpo e immaginazione, realtà e memoria. In entrambe le serie l’artista costruisce forme che sembrano emergere da uno spazio invisibile, come manifestazioni di energie sotterranee che sfuggono a ogni definizione univoca.
Le opere non rappresentano un universo fantastico separato dal reale, ma suggeriscono l’esistenza di livelli di percezione normalmente trascurati. Attraverso immagini generate e trasformate dai processi digitali, Cunéaz crea scenari in cui il confine tra materia e immaterialità si fa incerto, invitando a interrogare il rapporto tra presenza fisica e dimensione interiore. La tecnologia non viene utilizzata come semplice strumento formale, ma come mezzo per amplificare il mistero e rendere visibile ciò che solitamente resta nascosto.
In un’epoca caratterizzata da una continua sovrabbondanza di immagini e da ritmi percettivi sempre più accelerati, Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences propone un’esperienza di osservazione più lenta e contemplativa. L’invisibile non appare come una mancanza, ma come una presenza diversa, sottile e persistente, che emerge tra le pieghe del visibile e invita a riscoprire forme alternative di relazione con il mondo, la natura e l’immaginazione.





