Una mostra dedicata a una delle figure più originali dell’architettura e della cultura fiorentina contemporanea. A quattro anni dalla scomparsa di Paolo Antonio Martini, architetto, illustratore e disegnatore instancabile, l’esposizione ripercorre una ricerca che ha saputo unire rigore progettuale e immaginazione, restituendo il profilo di un autore capace di attraversare discipline diverse senza mai rinunciare alla centralità del segno. Organizzata da Fondazione MUS.E e curata da Samuele Caciagli e Francesco Gurrieri, la mostra prende il titolo da una frase che Martini amava ripetere: “Disegno e dunque sogno”, sintesi perfetta di una visione in cui il disegno diventa strumento di conoscenza, invenzione e libertà.
Il percorso espositivo esplora oltre cinquant’anni di attività attraverso una selezione di schizzi, appunti, acquerelli, illustrazioni e studi provenienti da più di cento quaderni realizzati tra il 1972 e il 2022. Le pagine raccolgono idee progettuali, riflessioni teoriche, personaggi immaginari, fumetti e annotazioni che testimoniano un approccio creativo in cui architettura e narrazione procedono fianco a fianco. Il visitatore entra così nel laboratorio mentale di PAM, seguendo il filo di un pensiero che non considerava il disegno un semplice passaggio preliminare, ma il luogo stesso in cui il progetto prende forma.
Architetto attivo soprattutto tra Firenze e la Toscana, Paolo Antonio Martini ha firmato interventi significativi nel campo dell’edilizia residenziale, del recupero urbano e della riqualificazione degli spazi pubblici, dedicando particolare attenzione ai temi della sostenibilità e del rapporto tra architettura e paesaggio. Tra le sue realizzazioni più note figura il sistema del Parterre in Piazza della Libertà a Firenze, ma la sua attività ha spaziato anche nel design, negli allestimenti espositivi e nel recupero del patrimonio storico. Parallelamente ha coltivato una pratica quotidiana del disegno a mano libera che nel tempo è diventata un linguaggio autonomo, capace di raccontare il mondo con leggerezza, ironia e straordinaria capacità di osservazione.
La mostra restituisce questa dimensione multiforme attraverso disegni originali, riproduzioni in grande formato e quaderni personali aperti sulle pagine più rappresentative. Ne emerge il ritratto di un autore che ha sempre immaginato il progetto come un atto di libertà e il disegno come uno spazio in cui pensare il futuro senza smettere di interrogare il presente. Un percorso che invita a riscoprire il valore dello sguardo, della mano e di quella rara capacità di continuare a sognare anche quando si costruisce qualcosa di molto concreto.





