Dal 4 al 28 maggio, Infanzia e città trasforma Pistoia in un laboratorio diffuso dedicato alle nuove generazioni, dove gioco, educazione e relazione diventano strumenti concreti per immaginare il futuro. Promossa dal Comune di Pistoia e dalla Fondazione Teatri di Pistoia, la manifestazione giunge alla dodicesima edizione e si conferma come un appuntamento capace di coniugare dimensione pedagogica e proposta culturale, con un linguaggio accessibile ma mai semplificato. Il tema di quest’anno, “meravigliosi incontri”, suggerisce una direzione precisa: mettere al centro il valore delle relazioni, tra bambini e adulti, tra spazi urbani e comunità, tra immaginazione e quotidianità.
Il programma, articolato in oltre tre settimane e distribuito in numerosi luoghi della città, alterna performance, laboratori e momenti di riflessione, costruendo un percorso che si muove tra esperienze partecipative e occasioni più raccolte. Tra gli appuntamenti principali, “L’invasione dei cortesi” (8 maggio) al Giardino Volante propone un’azione performativa sulla gentilezza, mentre “Il viaggio misterioso di Jole in città” (13 e 20 maggio) accompagna i più piccoli in un itinerario tra installazione artistica e narrazione. Centrale anche “La città infinita” (15–17 maggio), progetto partecipativo che invita bambini e adulti a ripensare insieme lo spazio urbano, e “Pistoia Dancing City – The Nelken Line” (15 maggio), incursione coreografica ispirata al teatro-danza di Pina Bausch che porta il movimento nelle strade del centro.
Accanto a questi, una costellazione di attività più quotidiane – letture, giochi, incontri nei caffè e nelle biblioteche – costruisce una trama diffusa che coinvolge famiglie, scuole e operatori culturali. La chiusura con “Sempre e comunque… diritto al gioco!” (28 maggio) restituisce la dimensione più riflessiva del festival, ricordando come il gioco sia non solo un’attività, ma un diritto fondamentale, soprattutto nei contesti di fragilità. Il risultato è un progetto che evita ogni retorica sull’infanzia e sceglie invece di lavorare, con costanza e una certa ostinazione, sulla qualità delle relazioni: dettaglio che, in fondo, fa tutta la differenza.





