Commissionata nel 1857 al Teatro di San Carlo, Un ballo in maschera segna uno dei passaggi più travagliati e, per certi versi, più emblematici della carriera di Giuseppe Verdi. Alla ricerca di un soggetto adatto, il compositore guarda inizialmente a William Shakespeare con l’idea di mettere in musica Re Lear, ma le urgenze produttive lo spingono verso il libretto di Eugène Scribe, Gustave III ou Le bal masqué. La vicenda, ispirata all’assassinio del re di Svezia Gustavo III di Svezia durante un ballo nel 1792, si rivela subito problematica: la rappresentazione di un regicidio in scena suscita le prevedibili resistenze della censura borbonica.
Le richieste di modifiche sono così invasive da compromettere l’impianto stesso dell’opera. Verdi, poco incline ai compromessi quando si tratta di coerenza drammaturgica, rifiuta soluzioni che snaturerebbero l’ambientazione e il tono settecentesco, intriso di eleganza e ironia di ascendenza francese. Il progetto napoletano naufraga, ma l’opera trova nuova vita a Roma, dove debutta il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo, confermandosi come uno dei titoli più sfaccettati del catalogo verdiano, capace di alternare leggerezza e tensione tragica con sorprendente naturalezza.
Il nuovo allestimento vede sul podio Emmanuel Tjeknavorian, affiancato dal maestro del coro Lorenzo Fratini, alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e del suo coro. La regia è firmata da Valentina Carrasco, con scene di Andrea Belli, costumi di Silvia Aymonino, luci di Marco Filibeck e video di Max Volpini. Nel cast, il ruolo di Riccardo è affidato a Antonio Poli e Max Jota, mentre Renato vede alternarsi Bogdan Baciu e Hae Kang. Amelia ha la voce di Chiara Isotton e Alessia Panza, con Ksenia Dudnikova nel ruolo di Ulrica e Lavinia Bini in quello di Oscar.
Tra intrighi di corte, passioni segrete e un destino che incombe con puntualità quasi teatrale, Un ballo in maschera continua a muoversi su quel sottile confine tra dramma e brillantezza che Verdi, con una certa ostinazione, si rifiutò di sacrificare — e che ancora oggi rappresenta uno dei suoi tratti più riconoscibili.





