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Il programma accosta due capisaldi del repertorio sinfonico, firmati da Pëtr Il’ič Čajkovskij e Antonín Dvořák, in un equilibrio che unisce virtuosismo e immaginazione narrativa. Il Concerto n. 1 in si bemolle minore op. 23 per pianoforte e orchestra si impone fin dalle prime battute con la sua celebre apertura, monumentale e quasi teatrale, per poi lasciare spazio a un dialogo serrato tra pianoforte e orchestra. Un brano che, pur essendo tra i più eseguiti, continua a sfidare interpreti e ascoltatori con la sua energia trascinante e una scrittura pianistica che non concede distrazioni.

A seguire, la Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “Dal nuovo mondo” rappresenta una delle sintesi più riuscite tra tradizione europea e suggestioni americane. Composta durante il soggiorno negli Stati Uniti, la partitura rilegge melodie e ritmi popolari con una sensibilità tutta personale, dando vita a pagine che oscillano tra nostalgia e slancio epico. Un titolo celebre, certo, ma che riesce ancora a sorprendere per la sua capacità di evocare paesaggi interiori più che geografici.

Sul podio Michele Mariotti guida l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, mentre al pianoforte Andrea Lucchesini affronta la partitura čajkovskiana con quella combinazione di rigore e libertà interpretativa che il brano richiede. Un incontro tra interpreti e repertorio che, senza bisogno di effetti speciali, punta tutto sulla solidità della grande musica sinfonica — che, a ben vedere, resta uno degli spettacoli più affidabili in circolazione.

 

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