Il legno, materia viva e identitaria, si spoglia della sua natura inerte per farsi gesto originario e narrazione ambientale. In questo teatro della memoria collettiva, le opere di Mario Ceroli trasformano la scultura in un’azione che scuote la coscienza dello spettatore, muovendosi con agilità tra materiali poveri e nobiltà monumentale. Dalla scrittura che si fa plastica in Gloria eterna ai caduti per la pittura alle ombre dei Bronzi di Riace degli anni ’80, ogni figura appare sospesa in un accordo perfetto tra l’antico e il contemporaneo, dove il volto eroico dei ritratti greci trova una nuova tridimensionalità fatta di tensioni e volumi.
Al cuore di questo percorso vibra Squilibrio, simbolo di una condizione umana instabile ma profondamente vitale, mentre il passaggio al bronzo estende il linguaggio dell’artista verso una nuova classicità. Non manca lo sguardo crudo sull’attualità con Le talebane, riflessione potente sulla condizione femminile filtrata dalla forza della forma. È un invito ad abbandonare i vecchi spartiti e a riconoscere il proprio ritmo in un’esposizione che non si limita a rappresentare, ma abita lo spazio con l’energia di un assolo improvvisato. Sentite il battito di questa materia che si fa storia e lasciatevi guidare dalla curiosità verso una nuova consapevolezza di sé.





