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Il regista Samir, da tempo impegnato in un cinema di forte impronta civile e solidale, torna dietro la macchina da presa con La prodigiosa trasformazione della classe operaia in stranieri, un’indagine documentaria che analizza le dinamiche migratorie e sociali tra la Svizzera e l’Italia. Attraverso un’accurata selezione di filmati d’epoca, sia di carattere militante che istituzionale, l’opera ricostruisce il trattamento riservato dalla Confederazione Elvetica ai lavoratori giunti dal Mezzogiorno italiano nel secondo dopoguerra. Il lungometraggio esplora il paradosso di una nazione che, dopo aver sollecitato l’arrivo di manodopera straniera per sostenere la propria crescita economica, ha oscillato tra necessità di accoglienza e pratiche discriminatorie.

Il percorso narrativo, capillarmente documentato, non si limita alla ricostruzione storica, ma istituisce un parallelo critico con la contemporaneità. La trasformazione dell’operaio in “straniero” — inteso come corpo estraneo al tessuto sociale nonostante il contributo lavorativo — diventa una lente per rileggere le attuali politiche migratorie che vedono l’Italia protagonista di dinamiche speculari a quelle vissute decenni fa dai propri emigranti. Lo sguardo di Samir si posa così sulle ferite della memoria collettiva per offrire una riflessione necessaria sull’identità, sul diritto al lavoro e sulle radici dei pregiudizi che ancora oggi condizionano il dibattito pubblico sull’integrazione.

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