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Lo spettacolo Straordinari – Cantata per la fine del mese propone una riflessione acuta e disincantata sul valore del lavoro nella società contemporanea, mettendo in discussione l’assunto freudiano che lo vede come elemento centrale ma secondario dell’esistenza. L’opera indaga come l’occupazione professionale sia diventata il fulcro dell’identità individuale, superando il concetto stesso di persona: un sistema in cui il “cosa fai” definisce il “chi sei”, spesso a scapito della felicità e della realizzazione personale. La narrazione affronta il paradosso di un mercato che, pur esigendo competenze sempre più elevate, tende a sostituire l’apporto umano con l’automazione e la semplificazione produttiva, incrinando il rapporto di fiducia tra lavoratore e sistema.

Attraverso un linguaggio postdrammatico che oscilla tra la comicità e l’amarezza, la pièce mette in scena le peripezie esistenziali di tre figure emblematiche degli “anni venti” del nuovo millennio, alle prese con stipendi insufficienti e ritmi logoranti. Lo sguardo, definito spietato e sbigottito, si posa su ciò che resta alla fine del mese: non solo una questione economica, ma una voragine collettiva fatta di solitudine e smarrimento. Straordinari diviene così un’analisi corale sulla perdita del senso di comunità e sulla necessità di riscoprire una dimensione dell’abitare e dello stare insieme che vada oltre il mero dovere produttivo, in un mondo che sembra mutare costantemente affinché nulla cambi davvero.

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