In Ero, il drammaturgo e attore César Brie conduce un’indagine poetica sulle risonanze profonde che le grandi categorie dell’esistenza — amore, morte, giovinezza, dolore — proiettano sulla biografia di ogni individuo. Lo spettacolo si configura come un viaggio attraverso le vicende personali e i minimi eventi quotidiani che, pur apparendo infimi, segnano indelebilmente l’esperienza umana. Il testo esplora l’universalità di sentimenti e ricordi, suggerendo che ognuno di noi sia abitato da un preciso elenco di volti, gesti e rimpianti capaci di definire la nostra identità.
La narrazione, affidata alla regia e all’interpretazione dello stesso Brie, mette in dialogo le diverse età della vita, parlando al bambino nascosto nel vecchio e alla fanciulla che intravede il proprio futuro tra le rughe del tempo. L’opera invita lo spettatore a intraprendere un percorso di ritorno dall’esilio interiore, aprendo le porte della propria memoria e della propria casa. Attraverso una scrittura essenziale e una presenza scenica rigorosa, Ero offre la possibilità di confrontarsi con la propria storia personale senza rimanere accecati dalle grandi rivelazioni, trovando invece la verità nei dettagli più fragili e autentici della condizione umana.





