Batraco-mio-machia significa “La battaglia dei topi e delle rane”: un titolo roboante per una delle più antiche parodie della letteratura occidentale. Tutto nasce dalla morte del principe dei topi Rubabriciole, annegato dal re delle rane Gonfiagote che, per paura di un serpente, si immerge all’improvviso nello stagno. Da qui scoppia una guerra grottesca tra eserciti improbabili, tra proclami solenni e decisioni prese addirittura sull’Olimpo.
Tradizionalmente attribuita – a torto – a Omero, la Batracomiomachia è un testo misterioso ma di enorme fortuna nei secoli, tanto da affascinare anche Giacomo Leopardi, che a soli diciassette anni ne realizzò una brillante traduzione in endecasillabi. In scena, con Andrea Macaluso, il poemetto non viene semplicemente rappresentato ma evocato: attraverso parola e suono, le voci dei personaggi prendono forma e costruiscono mondi sonori che attraversano il tempo. Una parodia epica che, con ironia e leggerezza, parla all’oggi: un gioco antico e serissimo, il gioco della guerra.





