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Scritto da Jean-Luc Lagarce durante una tournée de Il malato immaginario di Molière, il testo nasce come gioco per gli attori della compagnia ma si trasforma in un’opera autonoma e profondamente universale. Ispirandosi anche ai Diari di Franz Kafka, Lagarce costruisce la storia di una famiglia di attori girovaghi nell’Europa Centrale in tempo di guerra, che dopo la fine dello spettacolo continua a “recitare” la propria esistenza tra desideri, rivalità, sogni e meschinità.

Non è un semplice teatro nel teatro, ma un racconto sospeso tra umorismo e malinconia, dove la scrittura evita il realismo diretto per restituire fragilità e spaesamento. I personaggi, consapevoli della precarietà e della minaccia che incombe, resistono attraverso la parola e la poesia, mentre attorno si muovono i fantasmi della vecchiaia, della morte e della guerra. La regia è firmata da Giorgia Cerruti, in scena con Francesco Pennacchia, Anna Gualdo, Luca Serra Busnengo, Letizia Russo, Fabrizio Costella e la stessa Cerruti, per uno spettacolo che intreccia memoria, esilio e vitalità creativa.

 

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