Giulia Trippetta porta in scena un monologo ambientato in un’aula sospesa nel tempo: una lavagna, una sedia di scuola, un abito anni Cinquanta. Protagonista è Luisa, giovane donna che diventa docente di un singolare corso prematrimoniale dal titolo Si può far, un seminario intensivo riservato alle aspiranti spose. Dieci regole per trasformarsi nella moglie perfetta vengono illustrate come in una vera lezione, tra dimostrazioni pratiche e consigli di buone maniere, in un crescendo che alterna ironia e surrealtà.
Dietro la struttura apparentemente leggera emerge però una riflessione sui modelli culturali e sugli stereotipi di genere. La maschera della perfezione si incrina, lasciando affiorare dubbi e contraddizioni: Luisa crede davvero a ciò che insegna o è il prodotto di un sistema che premia la sottomissione? Il monologo utilizza il gioco teatrale per interrogare il passato e misurarlo con il presente, restituendo una figura che, pur provenendo da un’altra epoca, continua a dialogare con le donne di oggi.





