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Neri Marcorè torna all’universo del teatro canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini insieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione, riprendendo un percorso già avviato nel 2007. Lo spettacolo attraversa testi e canzoni che hanno saputo radiografare, con ironia e lucidità, le trasformazioni individuali e collettive della società italiana. Non un’operazione nostalgica, ma una rilettura critica che restituisce la vitalità di due liberi pensatori capaci di mettere in discussione certezze, appartenenze e conformismi.

Gaber si definiva un “ladro” di intuizioni, riconoscendo il debito verso figure come Pier Paolo Pasolini, Louis-Ferdinand Céline, Theodor W. Adorno, Italo Calvino, Enrico Berlinguer, Bertolt Brecht, Samuel Beckett e Botho Strauss. Un humus culturale denso, distillato in monologhi e canzoni che ancora oggi conservano un tratto profetico. In scena, quattro pianoforti costruiscono una sorta di suite orchestrale che accompagna parole e musica, alla ricerca di quella tensione morale e di quell’utopia inquieta senza cui la coscienza civile rischia di assottigliarsi.

 

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