Nato nel 1983, James Brandon Lewis è oggi una delle voci più riconoscibili e radicali del nuovo jazz statunitense, erede dichiarato del solco tracciato da John Coltrane, Archie Shepp e Albert Ayler. Attivo discograficamente dal 2014 e titolare di sedici album, il sassofonista tenore ha sviluppato un linguaggio personale che affonda le radici nella tradizione – da Sonny Rollins a David S. Ware – per spingerla verso territori più coraggiosi e contemporanei. Non a caso il New York Times lo ha definito “portatore di un linguaggio sassofonistico” radicato nella storia ma proiettato in avanti, mentre lo stesso Sonny Rollins ha più volte lodato il giovane collega per la capacità di coniugare memoria e innovazione.
Nel live, James Brandon Lewis guida un trio essenziale ma ad altissima intensità, con Josh Werner al basso e Warren “Trae” Crudup III alla batteria: una formazione asciutta che lascia spazio alla potenza espressiva del sax tenore, alle tensioni ritmiche e a un interplay serrato. Reduce dal successo al referendum annuale della storica rivista DownBeat, che lo ha incoronato miglior tenor sassofonista e miglior artista dell’anno, Lewis arriva in Italia nel pieno della maturità creativa, con un progetto che mette al centro il jazz come linguaggio vivo, capace di tenere insieme spiritualità, radici afroamericane e urgenza del presente.





