“Divagazioni e Delizie” di John Gay, con Daniele Pecci, porta in scena un ritratto teatrale di Oscar Wilde nell’ultimo anno di vita, nel 1899, dopo il carcere e l’esilio in Francia. Il testo, costruito interamente su materiali wildiani – romanzi, racconti, commedie, saggi, lettere e aforismi – immagina uno Wilde stanco, malato e in bancarotta che affitta piccole sale teatrali parigine per esibirsi come “mostro” e “scandalo vivente”. Ne nasce una sorta di conferenza autobiografica, continuamente attraversata da piccoli colpi di scena, interventi degli inservienti di scena e improvvisi scarti di umore, dove la brillantezza verbale convive con una malinconia di fondo.
La prima parte dello spettacolo scorre tra ricordi, aneddoti e racconti spesso ironici, sorretti dal tipico sarcasmo feroce di Wilde, mentre la seconda affonda nel cuore del De Profundis, trasformando il palco in uno spazio di confessione: l’amore fatale per Lord Alfred Douglas, il processo, la prigione, gli ultimi anni tra Francia e Napoli, il deteriorarsi della salute e il presagio della fine. Scritto negli anni ’70 e reso celebre a Broadway da Vincent Price, il testo ha conosciuto in Italia una storica edizione con Romolo Valli diretto da Giorgio De Lullo; oggi Daniele Pecci ne offre una nuova lettura, poetica e rigorosa, che intreccia bellezza e malinconia, confermando “Divagazioni e Delizie” come un ritratto teatrale d’autore su uno dei protagonisti assoluti della letteratura moderna.





