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L’installazione Quello che avanza trasforma lo spazio espositivo in un campo percettivo fatto di tracce, residui e memorie in trasformazione. Una serie di cianotipie compone un paesaggio visivo attraversato dal tempo, come il fiume che scorre oltre le finestre del centro: fogli che registrano fasi di lavorazione, materiali scartati, piume impressionate ai raggi UV. Il blu intenso, cifra di questa tecnica storicamente legata alla luce, diventa il colore di una memoria che rinuncia alla forma compiuta per farsi impronta, richiamando idealmente le sperimentazioni ottocentesche di Anna Atkins. Il “residuo attivo” non è ciò che resta ai margini, ma ciò che continua a generare senso.

In dialogo con le cianotipie, la serie ARIE introduce una materia sospesa tra peso e leggerezza: opere realizzate con piume, pigmenti, plexiglas e cristallo che si offrono come fotogrammi immobili di un movimento invisibile, superfici attraversate da luce e colore che cambiano con lo sguardo. Nel loro insieme, Quello che avanza e ARIE costruiscono uno spazio in cui il visitatore è invitato a sostare, misurando il tempo con il proprio corpo e respiro, mentre residuo e rovina trovano una nuova possibilità di esistenza. Il progetto, pensato in relazione all’archeologia industriale e al paesaggio fluviale della Valle della Sieve, si inserisce in una stagione multidisciplinare che intreccia performance, musica e teatro, ampliando il ruolo dell’arte contemporanea come presidio poetico e luogo di comunità.

 

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