Uno spettacolo di teatro contemporaneo che sceglie una forma semplice per affrontare temi tutt’altro che leggeri: le donne, gli obblighi sociali, le scelte possibili e il peso dell’omologazione. Al centro, il giudizio umano, visto come meccanismo implacabile, sempre attuale e sempre cieco, che attraversa relazioni, desideri e identità. La drammaturgia nasce da scene tratte, rielaborate e riadattate da alcuni film di Fellini, intrecciate a testi originali e frammenti di esperienza personale, per parlare senza filtri di odio, amore, morte e bigottismo, tenendo insieme memoria cinematografica e sguardo presente.
Sulla scia felliniana si collocano anche gli elementi introspettivi e onirici, che aprono varchi nella narrazione e permettono di abitare il palco come uno spazio mentale condiviso, in cui riconoscere anticorpi e contraddizioni. L’uso del sogno, del simbolo e del grottesco diventa strumento per mettere alla prova le certezze, provocare, far emergere domande più che risposte. A tenere insieme i frammenti è un’idea ostinata: che l’amore esista, pur restando imperfetto ed eternamente incompreso, e continui a muovere, in silenzio, i gesti e gli errori di ognunə.





