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Ambientata in un’atmosfera tesa e ambigua, la vicenda mette al centro la figura evanescente di un padrone ebreo – assente ma determinante – e quella, più concreta e magnetica, di Immacolata, donna decisa e inquieta. Sullo sfondo, Marcello Consalvi, ragioniere fedele ma tormentato, diventa il perno narrativo attorno al quale ruota il fragile equilibrio tra attesa, desiderio e colpa. La presenza del padrone, benché solo evocata, condiziona azioni e coscienze, mentre Immacolata tenta di trattenere il sogno illusorio di una nuova stabilità, manipolando il tempo e i rapporti.

Lo spettacolo si muove agilmente tra commedia grottesca e noir psicologico, sfruttando una drammaturgia tesa e ritmata dove la musica gioca un ruolo strutturale, scandendo e alterando il fluire della narrazione. Il risultato è un affresco sfaccettato di umanità difettosa, dove l’ironia affiora tra crepe emotive e squilibri morali. Il tono oscillante tra leggerezza e inquietudine permette allo spettatore di attraversare un ampio spettro emotivo, in un alternarsi di divertimento, disagio e riflessione. Il finale, volutamente spiazzante, ricompone il quadro con una svolta imprevista.

 

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