Lo spettacolo scritto e interpretato da Leonardo Torrini ricostruisce in forma teatrale la figura di Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese assassinato l’11 luglio 1979 per il suo ruolo di commissario liquidatore nella gestione del crac Sindona. Ma non è un ritratto agiografico: si parte dall’assenza – una sigaretta accesa, il buio, tre colpi – per dare voce a chi Ambrosoli lo ha conosciuto, tradito, amato o dimenticato. Un coro di memorie individuali e collettive che restituisce la portata civile e umana della sua storia.
Attraverso un intreccio teatrale fatto di voci, maschere, musica d’epoca e immagini tragico-clownesche, il racconto attraversa la Milano degli anni Settanta, l’Italia della corruzione finanziaria e dell’ambiguità istituzionale. Il tono oscilla tra lirismo e grottesco, tra cabaret e intima confessione, componendo un’epica civile che si interroga sulla responsabilità individuale e sull’impermanenza della verità. L’ossessiva domanda “Per restare vivo gli sarebbe bastato un sì talmente piccolo che nessuno se ne sarebbe accorto” si fa filo conduttore di un’indagine che va oltre la cronaca, toccando i nervi scoperti della coscienza pubblica.





