Il Ratto è una lettura scenica che si muove in un territorio di anarchia e controsensi, dove la figura del ratto diventa metafora dell’inconscio rimosso, del rifiuto sociale e della vergogna personale. Non si tratta di un testo sugli animali, ma su ciò che l’uomo respinge per paura o per ignoranza: la parte meno nobile di sé, quella che puzza, che fa paura, che si finge estranea ma è visceralmente presente. Il ratto, dunque, è un riflesso oscuro e scomodo della nostra umanità.
Scritto con tensione allegorica e linguaggio visionario, lo spettacolo evita ogni forma di compiacenza narrativa: non c’è morale, né catarsi, ma uno scavo lucido e disturbante nella psiche collettiva. Le atmosfere cupe e la dimensione simbolica ricordano i racconti di Edgar Allan Poe e i bestiari fantastici di Jorge Luis Borges, evocando una realtà deformata che parla direttamente alle paure del presente. Un testo coraggioso, che affronta senza filtri l’ambiguità del nostro tempo.





