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Le opere di Giacomo Costa costruiscono scenari urbani che superano la semplice rappresentazione del paesaggio, trasformando la città in un organismo simbolico e instabile. Le sue metropoli post-naturalistiche, sovrasature di architetture e prive di presenze umane, mettono in scena un futuro distopico in cui la tecnologia plasma ambienti sospesi tra reale e immaginario. L’artista utilizza la città come lente attraverso cui leggere desideri, contraddizioni e ossessioni della società contemporanea, facendo emergere il bisogno di controllo e la tensione latente tra permanenza e scomparsa.

Nei video, queste visioni si articolano in movimenti ciclici e ipnotici, che immergono lo spettatore in un loop visivo senza inizio né fine. Il paesaggio diventa dispositivo narrativo e politico, attivando una riflessione sul rapporto tra spazio costruito e identità collettiva. L’immaginario visivo di Costa si situa così tra archeologia del futuro e cartografia delle paure urbane, evocando scenari che sono al tempo stesso attrazione e allarme, promessa e rovina.

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