Il programma di Paul Lewis si articola come un dialogo tra classico e modernità francese, con un’alternanza tra la chiarezza formale di Mozart e la raffinata leggerezza di Poulenc, incastonata nella tavolozza timbrica di Debussy.
Si apre con la Sonata n. 10 in do maggiore K. 330 di Mozart, pagina di limpida cantabilità e freschezza, seguita dal primo gruppo di Improvisations di Poulenc (nn. 7-12), miniature agili e ironiche, che alternano humour, eleganza malinconica e gioco stilistico. Al centro, L’isle joyeuse di Debussy, culmine di libertà armonica e gioia sensuale, con una scrittura che evoca luce, movimento e onde sonore.
Il secondo blocco di Improvisations di Poulenc (nn. 1-6 e 13-15) ne completa il ritratto stilistico, con omaggi espliciti (tra cui Edith Piaf) e momenti di intima introspezione. In chiusura, la Sonata n. 14 in do minore K. 457 di Mozart restituisce una visione drammatica e appassionata, tra le sue più potenti e incisive.
Un recital costruito su equilibri sottili tra forma e colore, chiarezza e ironia, in cui Paul Lewis mette in luce le affinità profonde tra mondi apparentemente distanti.





