Quel pomeriggio di un giorno da cani, diretto da Sidney Lumet nel 1975, parte come un classico film su una rapina andata male, ma si trasforma rapidamente in un dramma psicologico e sociale dai risvolti imprevedibili. Al centro della vicenda, Sonny, interpretato da Al Pacino, tenta di rapinare una banca per finanziare l’operazione di cambio di sesso del compagno. Quella che doveva essere un’azione rapida si trasforma in un sequestro con ostaggi sotto gli occhi dell’America.
Lumet costruisce un film claustrofobico e teso, ma anche intriso di ironia amara, dove i veri antagonisti diventano l’opinione pubblica e i media, pronti a trasformare tutto in spettacolo. Il pubblico si raduna fuori dalla banca come a un evento, la polizia negozia sotto i riflettori, e l’intero episodio si trasfigura in un gioco di ruoli tra vittime e carnefici. Il film anticipa, con lucidità inquietante, la deriva voyeuristica e spettacolare dell’informazione. Una riflessione acuta sulla spettacolarizzazione del reale e sull’instabilità dei confini tra cronaca, fiction e consenso.





