Misery non deve morire, diretto da Rob Reiner nel 1990 e tratto dal romanzo di Stephen King, è un thriller psicologico che esplora i confini tra creazione artistica e prigionia mentale. Ambientato quasi interamente in una casa isolata tra le montagne innevate, il film segue il calvario dello scrittore Paul Sheldon, vittima di un incidente stradale e soccorso dalla sua fan più devota, Annie Wilkes, che si rivela presto una presenza ossessiva e pericolosa.
Il racconto si regge su una tensione claustrofobica e su una prova attoriale memorabile: Kathy Bates, nei panni di Annie, costruisce un personaggio disturbante e imprevedibile, capace di passare dall’adorazione alla furia con disarmante naturalezza. Il film riflette in modo tagliente sul rapporto di dipendenza tra autore e pubblico, trasformando l’ammirazione in controllo e la creatività in prigionia. Una messa in scena asciutta e precisa accompagna una discesa nell’incubo che non ha bisogno di effetti eclatanti per colpire nel profondo.





