“I quadri specchianti”

Intervista a Michelangelo Pistoletto

 

Pistoletto, mi vuole fare un excursus di come è passato dall’uso del fondo oro al fondo nero fino alla superficie specchiante?

Certamente. Stavo cercando, attraverso la libertà assoluta dell’arte contemporanea, la mia identità, sia come individuo che come artista. Mi continuavo a chiedere: “Chi sono?”, “Dove sono?”, “Perché esisto?”. Sono arrivato all’autoritratto proprio per questo motivo: l’unica cosa sicura, che non posso evitare, è la mia esistenza. Io esisto, di questo ne sono sicuro, ma non so il perché. La mia indagine è cominciata a partire dall’autoritratto perché, solo tramite questo mezzo, io posso vedermi. L’artista, tradizionalmente, può riprodurre manualmente tutto ciò che vede, ma per riprodurre sé stesso deve avere uno specchio. E quindi, indagando circa me stesso, sono arrivato a lavorare sul rapporto tra me e lo spazio che mi circonda: il mondo, l’esistente. Ecco che, rendendo specchiante la tela del quadro, prima con un fondo nero lucido e poi con le lamiere di acciaio inossidabile lucidate a specchio, sono arrivato ad avere nel quadro questo spazio senza fine, però reale, non trascendentale: lo spazio così com’è. Lo spazio e il tempo che, per la prima volta, è diventato la quarta dimensione dell’opera. Nel quadro specchiante si è creato un rapporto stretto tra l’immagine fissata e il tempo che scorre. L’immagine specchiata è un’immagine che non scorre più: un tempo fissato che, al tempo stesso, è memoria.

Come ci si dovrebbe sentire di fronte a un quadro specchiante?

Nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un’opera di superficie specchiante, non solo ci riflettiamo nell’opera, ma entriamo nella vita dell’opera. Io spettatore, di fronte al quadro specchiante, prendo il posto dell’autore. Perciò, non sono io che rappresento me stesso con l’opera d’arte, ma è l’opera d’arte che rappresenta tutti noi. L’opera d’arte specchiante mi ha dato finalmente risposta alle mie domande: “Chi sono?”, “Dove sono?”, “Perché sono?”. Io sono noi. Questa è la risposta! Io sono un essere unico, come è unica l’immagine fissata, ma allo stesso tempo sono tutti noi. Io posso essere chiunque altro, e chiunque altro può essere me. Questa è la rivelazione vera sull’identità: noi siamo identici.

C’è un motivo per cui lei utilizza l’acciaio inox lucidato a specchio e non lo specchio?

Sì, assolutamente. L’acciaio è una superficie “specchia”. Invece, nello specchio di vetro, la parte specchiante è dietro al vetro, per cui ci sarebbe una distanza tra il riflesso e la figura fissata. Non coinciderebbero: ecco perché ho scelto l’acciaio inox.

Un’ultima curiosità: i quadri specchianti andrebbero visti al muro, appoggiati per terra?

Certo che sì! I quadri specchianti vanno appoggiati al muro, per terra, o al massimo qualche centimetro più su del pavimento. Bisogna solo evitare che la scopa rovini l’opera, insomma, ma il concetto di base è quello!

 

Ginevra Poli