“TRYING TO GROW WINGS” di Ana Vujovic

MAD – Murate Art District

 

Dal 28 aprile al 31 luglio 2022, gli spazi espositivi del complesso del MAD – Murate Art District ospitano le opere dell’artista serba Ana Vujovic. “Trying to Grow Wings” è una mostra a cura di Renata Summo O’ Connell (Artegiro), organizzata da MUS.E, con il contributo di Fondazione CR Firenze.

I versi della poetessa Etel Adnan citati nel titolo, “Non stiamo giocando un gioco di dolore, stiamo cercando di sviluppare le ali e volare” (trying to grow wings), definiscono l’invito dell’artista a liberarsi dalle complesse difficoltà del presente per andare oltre.

La mostra è frutto di una lunga residenza negli spazi del centro di arte contemporanea, dove l’artista ha lavorato per oltre un mese ad un progetto interamente site-specific. A tal proposito, si ringrazia per la proficua e generosa collaborazione Antico Setificio Fiorentino, storica azienda tessile che produce tessuti preziosi utilizzando telai manuali e semimeccanici del 1786 e Rossi1931, storica azienda che da tre generazioni produce carte pregiate decorative, grazie al design dell’artista Patrizia Margheri.

 

Il percorso inizia con la prima opera, collocata all’esterno del complesso. Visitando la città di Firenze nel 2021, per la prima volta, Ana Vujovic avverte un senso di bellezza sfolgorante in ogni angolo della città. Tuttavia, la percepisce come imprigionata, tanto da non riuscire fino in fondo ad entrarci in contatto. L’artista avverte che i fiorentini sono stanchi del lockdown appena vissuto e sente il desiderio di celebrarli insieme alla loro città. Firenze è una città viva, tanto che Ana decide di registrare i suoni del mercato di Sant’Ambrogio per metterli in scena. Il suono trova la propria affermazione nel momento della convivialità, perfettamente incarnata dal tavolino in legno. Sospese in aria sopra quest’ultimo, due gabbie aperte, mosse dal vento creato dall’emissione di questo suono e appese ad un filo blu. L’uccellino è finalmente libero, così come lo siamo noi dopo un lungo momento di chiusura e oppressione.

Proseguendo in Sala Banti, al primo piano del complesso, si avverte il suono angosciante di un uccellino intrappolato in una gabbia. Al centro della sala, un telaio con una seta pregiata lunga ben nove metri, che cambia colore a seconda della luce. Il motivo rappresentato sulla stoffa è detto “a uccellino” e affonda le sue radici in epoca rinascimentale. Quattro colonne circondano l’opera, attorno alle quali vi è un filo blu: una barriera che appare impenetrabile, ma in realtà simbolica. È come se l’opera al suo interno cercasse di volare proprio come l’uccellino, ma non riuscisse. Firenze “rinchiusa” tenta così di rompere il filo blu, qui associato al concetto di “prigione”.

Il racconto di Ana prosegue all’interno di una cella di quello che un tempo era il carcere. Un luogo tetro, che l’artista tappezza ovunque di carta tipica della tradizione fiorentina, lavorandola nei modi più trasversali: spesso strappata, mostra la sua dimensione interna, come se qualcosa avesse il desiderio di uscire.

Nella seconda cella, Ana ha manipolato la carta sul soffitto creando un effetto “nuvoloso”, sognante, quasi come fosse tessuto morbido. La luce naturale entra dalle finestre e permette di uscire dalla cella, di respirare ancora una volta la libertà. La prigione è intesa da Ana sia come prigione vera e propria, sia come prigione della tradizione, della storia e della cultura, che a volte ci costringe senza farci uscire. Un paradosso, se ci pensiamo bene, perché l’artista utilizza una materia legata alla tradizione, ma la reimpiega in modo del tutto inatteso e innovativo.

Entrando nell’ultima cella, si ha la percezione che qualcosa si sia infranto. Ana voleva creare una struttura che presentasse al suo interno un’altra opera di carta con la raffigurazione di un uccellino sul fondo. Disseminati sul pavimento, pezzi di terracotta: materiale che ci riporta, ancora una volta, alla nostra cultura e tradizione. Esistono due possibili letture di questa opera: da una parte, l’uccellino evade in seguito all’eruzione di questa e, dall’altra, l’uccellino entra in profondità per cercare di scoprire cosa c’è sul fondo.

 

La mostra è stata allestita e verrà valorizzata, tramite visite guidate e laboratori per bambini, grazie agli studenti e alle studentesse di Accademia di Belle Arti e del Dipartimento SAGAS, Università di Firenze (Eleonora Centonza, Camilla Chini, Lavinia Corvi, Sara Gavagni, Leila Harkat, Angela Langi, Valentina Lorini, Olga Magnani, Sibilla Marrone, Anna Medarska, Fabrizio Meucci, Clarissa Pasquali, Rachele Perfello, Martina Summa, Ginevra Poli, Chiara Tuci, Cosimo Vardaro). A loro e ai docenti professori Cristina Frulli, Gaia Bindi, Susanna Ragionieri e Paolo Parisi con il Direttore Claudio Rocca e (ABA) e al prof. Giorgio Bacci (UNIFI) vanno i nostri sentiti ringraziamenti.

Le visite guidate alla mostra, gratuite su prenotazione, si terranno tutti i venerdì e i sabati di maggio, giugno e luglio alle ore 15:00-16:00, 16:30-17:30, 18:00-19:00. Gli altri giorni della settimana, dal martedì al giovedì, su prenotazione.

 

Ginevra Poli