MAREE

STAGIONE SERALE 2022

LA CITTÀ DEL TEATRO – CASCINA (Pi)

 

sabato 19 febbraio 2022 ORE 21.00
SALA GRANDE
DEI FIGLI
uno spettacolo di Mario Perrotta; consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati; con Luigi Bignone, Dalila Cozzolino, Matteo Ippolito, Mario Perrotta; e con – in video/audio – Arturo Cirillo, Alessandro Mor, Marica Nicolai, Marta Pizzigallo, Paola Roscioli, Maria Grazia Solano; e con l’amichevole partecipazione di Saverio La Ruina; aiuto regia Marica Nicolai; costumi Sabrina Beretta; luci e scene Mario Perrotta; video Diane; mashup Vanni Crociani, Mario Perrotta; realizzazione scene Fabrizio Magara; foto Luigi Burroni; in collaborazione con Comune di Grosseto, Teatro Cristallo, Olinda, La Baracca – Medicinateatro, duel


Dèi figli conclude la trilogia In nome del padre, della madre, dei figli, provando a ragionare su
quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha alcuna intenzione
di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti, per fortuna, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia
sì, e sono tanti. Una casa che è limbo, che è purgatorio, per chiunque vi passi ad abitare. Vite in
transito che sostano il tempo necessario – un giorno o anche una vita – pagano un affitto irrisorio
e in nero e questo li lascia liberi di scegliere quanto stare, quando andare. Solo uno sosta lì da
sempre: Gaetano, il titolare dell’affitto.


Al momento, le vite in casa sono quattro. Vediamo tutti gli ambienti come se i muri fossero
trasparenti. La casa è fluida, come le vite che vi abitano. Le uniche certezze sono quattro
monitor di design, bianchi, come enormi smartphone. Su ognuno di essi stanziano, incombenti,
le famiglie di origine degli abitanti: genitori, sorelle, cugini…
13 personaggi per un intreccio amaramente comico, un avvitamento senza fine di esistenze a
rischio, imbrigliate come sono nel riflettere su se stesse.


Un tema bruciante che vede ancora insieme Mario Perrotta e Massimo Recalcati, impegnati in
una possibile lettura di un fenomeno tutto contemporaneo. «Dei figli, quelli veri, quelli che
hanno ancora il diritto di esser chiamati tali, già è stato detto negli spettacoli precedenti della
trilogia, In nome del padre e Della madre. Ma a che età smetti di essere figlio? A diciotto anni?
A venti? A venticinque, a trenta? Quando? Quando è che vai via di casa e guardi il mondo?
Quand’è che, già andato via di casa – magari sposato, magari con figli smetterai di fare il cambio
di stagione a casa dei tuoi genitori? Quand’è che smetterai di lamentarti con chi ti ha preceduto perché ti ha lasciato un mondo indecente? A che età affronterai di petto questo mondo indecente per cambiarlo totalmente?
E infine: la domanda centrale di tutto il lavoro. Chiara, urgente.
A quale età, se questo mondo resta indecente, è anche colpa tua?»
Mario Perrotta


«Una delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione
dell’adolescenza. Se prima la giovinezza era legata alla pubertà e si concludeva con la fine
dell’adolescenza, oggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della “tempesta”
psicosessuale della pubertà bensì una condizione di vita perpetua che tende a cronicizzarsi.
Quando questo accade in primo piano è la difficoltà del figlio di accettare la separazione dai
genitori per riconoscersi e viversi come adulto. L’adolescenza perpetua impedisce infatti al
figlio di divenire uomo assumendo le conseguenze dei propri atti anziché colpevolizzare il
mondo degli adulti identificandosi nel ruolo della vittima tanto innocente quanto inconsolabile.
Il nuovo spettacolo di Mario Perrotta indaga queste e altre sfumature dell’esser figlio sine die,
senza però dimenticare la forza, lo splendore e l’audacia straordinaria della giovinezza.»
Massimo Recalcati