ANJ SMITH A Willow Grows Aslant the Brook

al Museo Stefano Bardini a Firenze 

 

Museo Novecento in collaborazione con Hauser & Wirth presenta Anj Smith. A Willow Grows Aslant the Brook al Museo Stefano Bardini a Firenze, personale interamente dedicata alla pittrice britannica Anj Smith (Kent, Regno Unito, 1978).

 

La mostra, visitabile dal 17 dicembre 2021 al 1° maggio 2022, a cura di Sergio Risaliti e organizzata da MUS.E, ospita dodici opere in cui i paesaggi interiori dell’artista, – popolati da volti, animali ed elementi surreali dipinti -, dialogano con la Collezione d’arte antica del Museo Stefano Bardini.

 

I dipinti di Anj Smith sono realizzati con un’esperienza pregressa che non ha nulla da invidiare a molti maestri del passato. Le opere dell’artista non intendono riprodurre fedelmente la realtà: ritratti e nature morte seducono e ipnotizzano, lasciando in chi le osserva un senso di amara inquietudine. La bellezza e il troppo artificio possono forse, in questo senso, allarmare? La composizione dei dipinti è caratterizzata da raffinatezza ed eleganza che sembrano rispecchiare e rispettare il senso di fragilità e caducità della natura. Il lavoro della pittrice britannica è una straordinaria risposta alla vanitas classica, una riflessione sul rapporto ibrido ma affascinante tra bellezza e morte, tra pienezza e vacuità, tra piacere e insoddisfazione. I paesaggi di Anj Smith sono fantasie interiori da cui emergono creature ibride e oniriche. La storia dell’arte si combina così con quella della moda, l’illustrazione scientifica con l’immaginario gotico, l’iconico con la retorica delle simbologie e allegorie medievali e rinascimentali.

 

L’arte di Smith è un antidoto contro i tormenti del presente: invita l’osservatore a rallentare lo sguardo e i pensieri di fronte a un’informazione visiva il più delle volte superficiale e frettolosa. Un concetto di cui si può forse ritrovare una eco anche nelle parole espresse dal fotografo Luigi Ghirri nel libro Lezioni di Fotografia del 1989.

 

Di: Ginevra Poli

Foto di: Ufficio Stampa Museo Novecento – Costanza Savelloni