L’edizione 2021 de «I Concerti al Cenacolo», che l’Associazione L’Homme Armé porta avanti dal 1994 ed è la più longeva rassegna annuale di musica antica in Toscana, si svolgerà dal 18 ottobre all’8 dicembre non solo nella suggestiva sala del Cenacolo di Andrea del Sarto nel Museo di San Salvi (venerdì 22 ottobre), prezioso luogo espositivo all’interno del circuito museale fiorentino col magnifico affresco dell’Ultima cena databile al 1511-1527 circa, sede storica della manifestazione, ma anche in altri significativi luoghi d’arte della città, come l’Auditorium di Sant’Apollonia, già chiesa del convento di suore benedettine nel cui cenacolo si conserva un grande affresco di Andrea del Castagno, o la Chiesa di Ognissanti, dove la manifestazione si conclude mercoledì 8 dicembre con L’homme Armé in Ther is no rose …, un concerto a ingresso libero in memoria di Johanna Knauf, direttrice d’orchestra e di coro prematuramente scomparsa nel 2020, più volte direttrice ed animatrice di importanti programmi eseguiti da L’Homme Armé; com’è tradizione da qualche anno, la rassegna porta i suoi eventi gratuitamente anche in pievi e abbazie di gran valore storico e artistico della città metropolitana: sabato 23 ottobre e venerdì 19 novembre alle 21.15 nella medievale Pieve di San Lorenzo (via Cocchi 4, Borgo San Lorenzo); domenica 24 ottobre alle 18 nell’antica Pieve di San Leolino a Panzano in Chianti (frazione di Greve in Chianti – Firenze); sabato 20 novembre alle 21.15 nella maestosa Abbazia dei Santi Salvatore e Lorenzo a Settimo (meglio nota come Badia a Settimo).

La rassegna è sostanzialmente dedicata al quinto centenario della morte di Josquin e al settimo centenario della morte di Dante, con l’unica eccezione dell’invito straordinario a Vittorio Ghielmi, grande virtuoso della viola da gamba, fra i protagonisti del panorama internazionale della musica antica (ha condiviso il palcoscenico in duo con Gustav Leonhardt, fra le collaborazioni illustri) per il primo concerto.

 

Programma

 

Lunedì 18 ottobre alle 21 all’ Auditorium di Sant’Apollonia (via San Gallo 25, Firenze; ingresso euro 10) Vittorio Ghielmi e la sua viola da gamba in Les voix humaines, les voix des Anges. Musiche di Marin Marais, Tobias Hume, John Jenkins, Vittorio Ghielmi, Georg P. hilipp Telemann, Johann Sebastian Bach, Antoine Forqueray, Karl Friedrich Abel.

Venerdì 22 ottobre, ore 21.15, Museo di San Salvi, Cenacolo di Andrea del Sarto (via di S. Salvi 16, Firenze): L’Homme Armé diretto da Gianluca Lastraioli presenta La novità del suono e ’l grande lume: il paesaggio musicale in Dante e intorno a Dante. Musiche di Arnaut Daniel, Folquet de Marselha, Bertran de Born, Giraut de Bornelh, Anonimi del XIII e XIV secolo. Ricostruzioni e arrangiamenti di Gian Luca Lastraioli. L’Homme Armé: Luca Dellacasa, Paolo Fanciullacci, tenori; Gabriele Lombardi, baritono; Ugo Galasso, flauti; Luigi Cozzolino, viella; Gian Luca Lastraioli, liuto e direzione. Ingresso euro 10.

Sabato 23 ottobre, ore 21.15, Pieve di San Lorenzo (via Cocchi 4, Borgo San Lorenzo, FI): L’Homme Armé diretto da Gianluca Lastraioli presenta La novità del suono e ’l grande lume: il paesaggio musicale in Dante e intorno a Dante. Ingresso libero.

Domenica 24 ottobre, ore 18Pieve di San Leolino, Panzano in Chianti: L’Homme Armé diretto da Gianluca Lastraioli presenta La novità del suono e ’l grande lume: il paesaggio musicale in Dante e intorno a Dante. Ingresso libero.

Venerdì 19 novembre, ore 21.15, Pieve di San Lorenzo, Borgo San Lorenzo: L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo in Ave…Virgo serena. Architetture musicali nella produzione sacra di Josquin Desprez. Ingresso libero.

Sabato 20 novembre, ore 21.15, Badia a Settimo (via San Lorenzo a Settimo, Scandicci, FI): L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo in Ave…Virgo serena. Architetture musicali nella produzione sacra di Josquin Desprez. Ingresso libero.

Mercoledì 8 dicembre, ore 18, Chiesa di Ognissanti (Piazza Ognissanti, Firenze): L’Homme Armé in Ther is no rose … Il ricordo di Johanna. Ingresso libero.

 

Conversazioni

 

Sabato 23 ottobre, ore 18 Oratorio di S. Omobono Via San Francesco, Borgo San LorenzoIl paesaggio musicale di Dante con Gian Luca Lastraioli

Venerdì 19 novembre, ore 18 Oratorio di S. Omobono Via San Francesco, Borgo San Lorenzo: Architetture sonore nella musica di Josquin Desprez con Fabio Lombardo

 

LUNEDÌ 18 OTTOBRE

ore 21.15

Auditorium di Sant’Apollonia (via San Gallo 25, Firenze)

Vittorio Ghielmi (viola da gamba) in

Les voix humaines, les voix des Anges

Lunedì 18 ottobre alle 21 all’ Auditorium di Sant’Apollonia (via San Gallo 25, Firenze; ingresso euro 10) Vittorio Ghielmi e la sua viola da gamba in Les voix humaines, les voix des Anges. Musiche di Marin Marais, Tobias Hume, John Jenkins, Vittorio Ghielmi, Georg P. hilipp Telemann, Johann Sebastian Bach, Antoine Forqueray, Karl Friedrich Abel.

L’imitazione della voce fu da sempre considerata il fine supremo di tutti gli strumenti. La maggior parte dei trattati Europei antichi si aprono proprio con questa affermazione; Niccolò Paganini, coniò non a caso l’espressione “Il Suonar Parlante” per descrivere la sua capacità di parlare tramite il violino, dando forse la più concisa definizione del fenomeno proprio in un momento storico, il principio dell’Ottocento, in cui un’intera tradizione culturale stava per essere distrutta e dimenticata e gli strumenti musicali venivano modificati definitivamente.

Imitare la voce non è innanzitutto un atto meccanico di mimesi della reale voce umana, ma un atto creativo che si ricollega alla Voce divina: la voce che crea. Questa valenza del suono, immagine del creato, fu sempre presente ai compositori almeno fino al tardo barocco; si considerò la viola da gamba come uno degli strumenti considerati più adatti ad imitare le inflessioni della voce umana e le sue articolazioni. Maestro ineguagliato di quest’uso dello strumento fu Marin Marais, che nel suo brano programmatico Les Voix Humaines raggiunge livelli sofisticatissimi nell’uso delle risonanze dello strumento. Opposto dai contemporanei a Marais, detto “l’angelo”, fu il virtuoso Antoine Forqueray, anch’egli violista da gamba alla corte del re Sole e detto “il diavolo” per il suo carattere capriccioso e per la sua musica “maudite”; di lui saranno eseguiti una Allemande, danza nobile e lenta ed un quadretto musicale, La girouette ovvero la banderuola, mimata dall’andamento rapido e circolare delle note. Nel programma, i due grandi francesi sono separati da una musica assai differente: quella del capitano di marina inglese Tobias Hume, che volle comparare il suo modo di suonare la viola per accordi a quello del grande liutista John Dowland. Nel Bagpipe che segue, la viola imita, attraverso un’apposita scordatura, il suono della cornamusa, espediente assai di moda all’epoca. Prima di Forqueray e sempre ispirati allo stile inglese per accordi (detto lyra-viol), ma interpretate su uno strumento soprano, compaiono alcune miniature composte dallo stesso Ghielmi per un disco Sony dal titolo The Passion of Music, premiato dal Klassik-Echo Preis 2016.

Prima di cadere nell’oblio ottocentesco, la viola da gamba ebbe ancora alcune generazioni di artisti che vi si dedicarono: uno degli ultimi fu Carl Friedrich Abel. Tedesco, si trasferì a Londra dove collaborò con l’ultimo dei figli di Bach, Johann Christian. Abel, grande improvvisatore, lasciò una grande mole di composizioni tra le quali un piccolo quaderno di brani manoscritti per viola donde provengono i due pezzi a conclusione del programma. Prima verranno eseguiti due gruppi di brani dei due massimi compositori tedeschi: una Fantasia per viola da gamba di Telemann (in tre movimenti), ritrovata pochi anni fa in un castello tedesco, e una suite di Johann Sebastian Bach, originariamente composta per violoncello. Cosa accomuna queste composizioni? Entrambi fanno parte di due raccolte che la musicologia più avanzata ha definito “didattiche”: 12 Fantasie scritte da Telemann in tutte le tonalità e le famose 6 suites per violoncello di Bach. La bellezza e complessità di queste composizioni ci lascia ancora più stupiti se pensiamo che probabilmente esse furono concepite solo come studî didattici: per la regina degli strumenti antichi (la viola da gamba) e per il rampante giovanotto (il violoncello), che appena uscito dal ruolo secondario di basso continuo, iniziava una carriera promettente.

Vittorio Ghielmi, direttore e compositore oltre che gambista, è stato paragonato dalla critica a Jasha Heifetz (Diapason) per il virtuosismo e definito “El alquimista del sonido” (Diario de Sevilla) per l’intensità e la versatilità della sua interpretazione musicale; ha aperto la via a una differente immagine sonora del repertorio antico e della viola da gamba, ampliandone la tecnica ed il repertorio. È direttore dell’Istitut für Alte Musik e Professore di viola da gamba al Mozarteum di Salisburgo e Visiting Professor al Royal College of Music London (RCM).

Nato a Milano, inizia a quattro anni lo studio del violino con Dora Piatti e successivamente della viola da gamba con R. Gini, W. Kuijken (Bruxelles), C. Coin (Parigi). Da sempre interessato alle antiche tecniche strumentali e alla loro sopravvivenza nelle tradizioni “etniche” riceve nel 1997 l’ Erwin Bodky Award (Cambridge, Ma, USA). Nel 1995 vince il Concorso Internazionale Romano Romanini (Brescia). Come solista o direttore si esibito nelle più prestigiose sale del mondo accompagnato da importanti orchestre (Los Angeles Philharmonic Orchestra nel Bowl Hall Hollywood, London Philharmonia, Il Giardino Armonico, Freiburger Baroque Orchestra etc.), o in recitals, in duo col fratello o col liutista Luca Pianca. È stato interprete di prime mondiali di nuove composizioni (tra cui Uri Caine, Concerto per viola da gamba ed orchestra, Amsterdam Conzertgebouw e Bruxelles Bozar, 2008; Nadir Vassena, Bagatelle trascendentali per viola da gamba, liuto ed orchestra, Berliner Philharmoniker Hall, 2006, Uri Caine, Danube Dreams, per viola da gamba, corno di bassetto e orchestra con l’orchestra del Musikverein Wien 2012 etc). Dal 2007 al 2010 ha assistito Riccardo Muti presso il festival di Salisburgo. Nel 2007 concepisce con la cantante argentina Graciela Gibelli uno spettacolo attorno al ciclo Membra Jesu Nostri di Buxtehude, con regia e video del cineasta statunitense Marc Reshovsky (Hollywood) e con il coro Rilke ensemblen (G.Eriksson, Svezia) prodotto dal festival Semana de musica religiosa di Cuenca (Madrid). È stato artista in residenza a Madrid 2007, Musikfest Stuttgart 2010, Segovia 2011, Bozar Bruxelles 2011. Nel 2009 ha suonato l’integrale delle opere di Forqueray dal vivo per De Bijloke, Ghent (B). Nell’estate 2018 ha diretto l’opera Pygmalion di Rameau al Drottningholms Slottsteater (Teatro reale di Stoccolma, regia di Saburo Teshigawara). Ha tenuto masterclass nei più importanti Conservatorî ed Università del mondo (Juillard School NY, Accademia Chigiana di Siena, Conservatoire Royale de Bruxelles etc.). Il Suonar Parlante Orchestra, suo ensemble, è regolarmente invitato nelle più importanti sale d’Europa. Si dedica all’investigazione del repertorio antico ma anche alla formazioni di nuove realtà musicali: ha collaborato e creato progetti con jazzisti come Kenny Wheeler, Uri Caine, Paolo Fresu, Markus Stockhausen, Ernst Rejiseger, cantautori come Vinicio Capossela, la star flamenco Carmen Linares, musicisti di tradizione extraeuropea come gli afghani Siar Hashemi (tabla), Khaled Arman (Ensemble Kaboul) etc. La sua collaborazione con i varî musicisti tradizionali ed in particolare con le voci sarde del Cuncordu de Orosei, è documentata nel documentario The Heart of Sound della BFMI (Salzburg-Hollywood). Nel 2015 il Cd Sony The Passion Music con sue composizioni ed arrangiamenti dedicati alla musica antica irlandese ha vinto l’Echo Classic Award. Numerosissime le incisioni discografiche ed i premi della critica. Gli ultimi Cd Gypsy Baroque Le Secret de mr. Marais sono recentemente apparsi per Alpha (Outhere, Parigi). Dettagli e ascolti su www.ilsuonarparlante.com

 

VENERDÌ 22 OTTOBRE

ore 21.15

Museo di San Salvi, Cenacolo di Andrea del Sarto (via di S. Salvi 16, Firenze)

L’Homme Armé, diretto da Gianluca Lastraioli presenta

La novità del suono e ’l grande lume: il paesaggio musicale in Dante e intorno a Dante

 

Venerdì 22 ottobre, ore 21.15, Museo di San Salvi, Cenacolo di Andrea del Sarto (via di S. Salvi 16, Firenze): L’Homme Armé diretto da Gianluca Lastraioli presenta La novità del suono e ’l grande lume: il paesaggio musicale in Dante e intorno a Dante. Musiche di Arnaut Daniel, Folquet de Marselha, Bertran de Born, Giraut de Bornelh, Anonimi del XIII e  XIV secolo. Ricostruzioni e arrangiamenti di Gian Luca Lastraioli. L’Homme Armé: Luca Dellacasa, Paolo Fanciullacci, tenori; Gabriele Lombardi, baritono; Ugo Galasso, flauti; Luigi Cozzolino, viella; Gian Luca Lastraioli, liuto e direzione. Ingresso euro 10.

Sono fortunatamente numerosi gli indizi e le citazioni rintracciabili nelle opere di Dante che ci permettono di ricostruire quello che possiamo definire il paesaggio musicale entro il quale Dante stesso visse e operò e del quale fu, come poeta, filosofo e uomo di cultura, profondo conoscitore e, in talune circostanze, anche diretto protagonista. Sappiamo ad esempio che Dante ebbe ampia familiarità con il mondo poetico-musicale dei trovatori provenzali, tanto che alcuni dei più rappresentativi fra di essi (quali ad esempio Arnaut Daniel, Folquet de Marselha, Bertran de Born, Giraut de Bornelh e altri) si trovano citati chi nell’Inferno, chi in Purgatorio, chi in Paradiso, chi nel De Vulgari Eloquentia.

Sappiamo inoltre che, per ammissione delle stesso Dante, alcuni dei suoi versi (in particolare quelli delle ballate, dei sonetti e delle canzoni) erano in certi casi destinati non soltanto ad una piana lettura o declamazione verbale, ma erano concepiti da Dante stesso come forme di vera poesia per musica, ossia poesia che assumeva pieno significato soltanto quando veniva dotata di una “veste musicale” e, di conseguenza, veniva cantata.

Sulla scorta di queste conoscenze, il concerto ha in programma l’esecuzione di una calibrata scelta di brani risalenti alla seconda metà del XIII e al primo ventennio del XIV secolo che, nel loro insieme possono rappresentare una plausibile rappresentazione del mondo musicale del quale Dante fu spettatore interessato e, talvolta, come detto, anche direttamente partecipe.

Nel concerto saranno dunque eseguiti brani profani ascritti ai “trovatori danteschi” (arrangiati sia in veste monodica che in forma eterofonica), brani polifonici di ascendenza devozionale tratti dal repertorio della cosiddetta Ars Antiqua (in merito alle cui modalità compositive ed esecutive Dante stesso ci rende edotti in alcuni passi della Divina Commedia), brani strumentali di danza che sappiamo essere stati diffusi al tempo di Dante, e infine, per chiudere il cerchio, le nostre ricostruzioni musicali di alcune delle rime di Dante stesso quali esse avrebbero potuto essere state composte al tempo dai musicisti toscani (per esempio i celebri Casella e Lippo), con i quali sappiamo che Dante ebbe rapporti professionali e ai quali spesso si rivolse per far mettere in musica i propri versi.

I brani del concerto sono eseguiti da tre cantanti e da tre strumentisti (liuto, viella e flauto diritto), che riproporranno così un organico del tutto assimilabile a quello che si trova descritto nelle fonti letterarie coeve o raffigurato nei dipinti e negli affreschi del tempo.