Intervista a Ciro Antonio Masella

“Il funambolo della Luce”

(Nikola Tesla, ovvero l’uomo che illuminò il mondo)

Venerdì 5 e sabato 6 novembre 2021, al Teatro di Rifredi a Firenze, verrà presentato in prima nazionale lo spettacolo “Il funambolo della Luce” di Ciro Masella, con Ciro Masella e Olmo de Martino. Danza Isabella Giustina, video LindoraFilm, luci Fabio Massimo Sunzini, produzione Uthopia con il sostegno di Pupi e Fresedde.

 

Ciro, come nasce l’idea per “Il funambolo della Luce”?

Mi avevano commissionato uno spettacolo su Leonardo da Vinci in occasione delle celebrazioni leonardiane. In seguito, vista la quantità di lavori sull’argomento, mi chiesero di affrontare in altro modo il tema scienza-spiritualità, scienza-etica. Inizialmente avevo pensato alla figura di Ettore Majorana, di cui però si sa pochissimo, e ancora meno è stato scritto. Continuando le ricerche, mi sono imbattuto nella figura di Nikola Tesla, un vero e proprio “gigante”. Quattro anni fa l’interesse su questo personaggio era scarsissimo, al contrario di oggi in cui è scoppiata la “Tesla mania”. Allora mi si aprì un mondo: iniziai le mie ricerche e il viaggio che mi ha condotto a questo lavoro. Ho avuto il piacere, per esempio, di visitare una mostra immersiva a Milano sulla sua figura: un’esposizione del materiale proveniente dal Museo Tesla di Belgrado che avrebbe dovuto fare il giro del mondo, ma che poi è stata bloccata dalla pandemia. Ultimamente, poi, di Nikola Tesla si sono occupati tanti programmi radiofonici e televisivi, e alcuni dei più importanti quotidiani, nelle pagine culturali, oltre alle riviste specializzate.

 

Di cosa parla lo spettacolo? Chi è Nikola Tesla?

“Il funambolo della Luce” è uno spettacolo su una delle figure più rivoluzionarie e importanti della storia della scienza, e non solo. Nikola Tesla è stato in primis un grandissimo scienziato, uno dei più grandi inventori mai esistiti. A lui sono infatti attribuibili più di cento brevetti e oltre settecento invenzioni, tutte fondamentali e indispensabili per il nostro vivere quotidiano, tanto che è stato spesso definito “l’uomo che ha inventato il futuro”, quello stesso futuro che è il nostro presente. Spesso paragonato a Leonardo da Vinci, con il quale condivideva molti aspetti personali e di metodo scientifico, sarebbe potuto diventare uno degli uomini più ricchi di sempre, eppure morì in povertà. Tesla, infatti, non era interessato al denaro, ma era mosso costantemente dal desiderio di mettere la scienza al servizio dell’uomo, del suo benessere e della sua felicità.

 

Tesla utilizzava la scienza nel rispetto della natura, non è così? Che significa?

Sì, la sua ossessione era quella di utilizzare la scienza nel rispetto della natura per far progredire l’essere umano. Una scienza “etica”, “ecologica”, “umanistica”, che tragga ispirazione dall’osservazione e dal rispetto costante della natura e dell’essere umano. Questo aspetto lo rende una figura rivoluzionaria e modernissima. Il suo sogno era quello di regalare agli esseri umani l’energia elettrica pulita ed “eterna”, senza bisogno di bruciare combustibili, scavare sotto terra, inquinare, o produrre scorie e rifiuti. Un progetto talmente scomodo e rivoluzionario che, ad un certo punto, il suo autore è stato messo a tacere in circostanze misteriose.

 

Tesla non era solo scienziato, ma anche filosofo. Potremmo definirlo uno scienziato “umanista”?

Tesla, oltre ad essere uno scienziato preparatissimo, amava e studiava la filosofia, l’arte, la letteratura, la poesia, la musica, le religioni; parlava fluentemente dodici lingue, conosceva a memoria interi libri di poesia e di letteratura, come il Faust di Goethe, ed era convinto che non si potesse essere scienziati senza conoscere l’arte, la letteratura e la poesia. Una visione, la sua, molto vicina a quella di Leonardo Da Vinci: quella di uno “scienziato umanista”, di cui oggi ci sarebbe estremo bisogno.

 

Quali invenzioni si possono attribuire a Nikola Tesla e in che misura influenzano la nostra vita quotidiana?

La nostra vita quotidiana si fonda sulle ricerche e sulle invenzioni di Tesla. Per citarne alcune: la corrente elettrica alternata, la radio e i sistemi di comunicazione a distanza, la macchina elettrica, i raggi x, e tantissime altre scoperte per noi divenute indispensabili e irrinunciabili. Ha costruito la prima (e ancora oggi la più grande) centrale idroelettrica nelle cascate del Niagara. E, durante l’inaugurazione di quest’ultima, ha parlato di energie rinnovabili e pulite (oltre all’idroelettrica, quella eolica e solare), della necessità di smettere di inquinare e fare scempio di un pianeta già danneggiato e a rischio: un discorso che sembra uscito dalla bocca di Greta Thunberg qualche mese fa, ma che è stato pronunciato agli inizi del secolo scorso. Tesla, uomo vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha immaginato un futuro che ancora deve avvenire, più avanti del nostro tempo. Egli ha intuito e visto la scienza contemporanea, quella oltre la fisica post-quantistica e la multidimensionalità. La sua ombra, nel nostro quotidiano, è onnipresente. E oggi, più che mai, è indispensabile rivolgerci a figure come quella di Tesla per interrogare un presente sgretolato, fatto di macerie. Si sente la necessità di riscrivere il patto dell’uomo con la natura, ed è indispensabile capire che l’essere umano non può vivere senza immaginazione, senza la sua parte intuitiva, che ha lo stesso peso di quella razionale.

 

Quanto la documentazione è servita in vista della realizzazione di questo spettacolo?

Moltissimo. Mi sono procurato tutto ciò che era reperibile di scritti di e su Tesla, che fortunatamente è stato un autore molto prolifico di diari, appunti, biografie, oltre che un grande oratore, capace di incantare folle di giornalisti, artisti (tra i quali l’amico Mark Twain) o di semplici curiosi. Ne “Il funambolo della Luce” sono presenti molti dei suoi discorsi pubblici ed estratti da sue interviste, oltre a brani della sua autobiografia. E poi ci sono frammenti poetici, poesie, brani tratti dalla “Divina Commedia” o dal “Faust” di Goethe. Egli stesso racconta di quando, passeggiando in un giardino con l’amico Antal nella contemplazione del sole al tramonto, aveva rievocato un brano in cui Faust avrebbe voluto avere le ali per poter inseguire il sole che, calando all’orizzonte, si preparava a sorgere dall’altro lato dell’emisfero. Fatto che, sarebbe stato possibile, solo se avesse corso nel senso opposto al suo: da qui la “visione” dei due campi magnetici opposti alla base del motore della corrente alternata.

 

Di Ginevra Poli