A colpo d’occhio la nuova stagione de La Città del Teatro si divide tra i grandi nomi della nuova drammaturgia (Emma Dante, Alessandro Serra, Carrozzeria Orfeo..) e altrettanti nomi di spicco del teatro di affabulazione (Baliani, Celestini, Enia, Perrotta, Lella Costa..)..esiste un fil rouge nella scelta artistica degli spettacoli?

Preferisco racchiudere tutta la stagione serale sotto la definizione più semplice e riconoscibile di tutte, “teatro”. Siamo ormai troppo abituati a dover etichettare i diversi modi di scrivere, interpretare, fare teatro. Per quanto possano essere differenti scritture, poetiche, registri interpretativi, credo che il pubblico sia spesso più avanti di noi addetti ai lavori, ogni lavoro ha potenzialità singolari, uniche e allo stesso tempo una forte radice comune, la “cassetta degli attrezzi” è sempre quella dei mestieri legati al teatro, a competenze differenti ma complementari.
Mario Perrotta, ad esempio, in questo caso coinvolge nel suo lavoro sul palco una compagnia di attori, non sarà solo nello spettacolo, che ha scritto insieme a Massimo Recalcati, e che sarà dunque in ogni caso riconoscibile per chi è abituato a seguirlo. Davide Enia porta in scena una moltitudine di personaggi, nonostante si tratti di un monologo, formalmente, ci si troverà come in una soggettiva davanti ai personaggi che
incontra un ragazzino di dodici anni in un periodo storico amaro come quello del secondo conflitto mondiale. Senza alcun filtro o pregiudizio, senza sovrastrutture.
Il minimo comune denominatore che guida la scelta degli spettacoli da parte mia è la qualità, pur differenziando la programmazione, sono convinto che il pubblico sappia sempre riconoscere, pur nella loro diversità, la qualità degli spettacoli ai quali assiste.
Aggiungo ai nomi che hai fatto Fabiana Iacozzilli che coproduciamo con Teatro Vascello di Roma e CrAnPi, con Una cosa enorme che ha debuttato alla Biennale Teatro di Venezia 2020, presente a Romaeuropa Festival, Nunzia Antonino con Lenòr che attraversa la vita di Eleonora De Fonseca Pimentel, una delle prime giornaliste in Europa e figura rivoluzionaria di primo piano, il Collettivo Lunazione di Napoli (compagnia finalista di Inbox), Maria Cassi.

Quali saranno gli spettacoli in esclusiva o in prima nazionale o regionale?

Avremo delle esclusive, prime regionali e nazionali, le avremo perché “succederà” e non per richiesta fatta agli artisti presenti nella nostra programmazione. Soprattutto in questo periodo storico, ritengo certamente importante chiedere alle compagnie in quali città del territorio saranno presenti per organizzare le stagioni al meglio, non imporre però un’esclusiva che precluderebbe loro, in un tempo così delicato,
ulteriori possibilità di lavoro. Credo i lavoratori dello spettacolo vadano sostenuti concretamente, a maggior ragione dopo un lungo fermo obbligato, i loro lavori devono girare, il pubblico li deve poter vedere. Inizieremo la programmazione prima rispetto a quanto siamo
abituati a fare, così come anticiperemo la conferenza stampa, per cercare di recuperare, almeno in parte, il tempo perduto. Posso testimoniare che, per fortuna, molti artisti scelgono in autonomia di venire a Cascina, a La Città del Teatro, con tanti di loro ci conosciamo da molto tempo, e le relazioni in un lavoro come il nostro penso possano ancora fare la differenza, nel corso degli anni.

Il pubblico a cui vi rivolgete è un pubblico curioso e già abituato alla nuova drammaturgia, che risposta vi aspettate quest’anno nel segno
delle normative antiCovid da rispettare?

Sono convinto che il pubblico avrà voglia di tornare a teatro, così come penso che dovremo fare tutto il possibile per dare questa possibilità al maggior numero di persone possibile. Il contingentamento delle presenze inciderà chiaramente sugli incassi, ma abbiamo il dovere etico e professionale di produrre e programmare, con la consapevolezza che in periodi come questo anche solo un nuovo spettatore che viene in teatro è un tesoro prezioso, dà profondo significato al lavoro di noi tutti. Abbiamo poi spettatori affezionati che non vogliamo perdere,
da questo punto di vista credo che la qualità della programmazione sia un punto fondamentale per dialogare con i differenti pubblici che ci seguono e ci seguiranno.

Una delle peculiarità de La Città del Teatro è la programmazione per famiglia “Domenica a Teatro”, una vera e propria stagione che corre parallela a quella serale e che richiama pubblico da tutta la regione. Oggi quanto è importante la formazione di un pubblico in erba? Puoi darmi qualche titolo di spettacoli da non perdere?

Sono felice di questa domanda perché la programmazione de La Domenica a Teatro, così come quella de La scuola va a teatro dedicata alle scuole, mi rende orgoglioso almeno tanto quella della stagione serale. Non definisco mai i più giovani “il pubblico di domani”, perché per noi sono già un pubblico imprescindibile e unico, la loro mancanza di filtri è una ricchezza inestimabile.
Saranno i cittadini di domani, questo sì, e in questo senso il teatro può essere fondamentale per esercitare empatia, pensiero critico, per sviluppare valori civili e sensibilità che renderanno ognuno di loro unico. Sono questi i veri “muscoli” importanti da
allenare. Accompagnare i giovani in questo percorso, almeno per qualche “tappa”, lo considero un privilegio, una possibilità che allarga gli orizzonti del nostro lavoro, una concreta e costante apertura che richiede ascolto. Tutto ciò, oggi, deve rappresentare per noi e per le
istituzioni che ci supportano, una assoluta priorità.
Apriremo con due nostre produzioni, Io sono robot che ha debuttato a ottobre 2020 a Internet Festival nel Museo della Navi Antiche di Pisa, che porta in scena un robot umanoide e il rapporto tra emotività e intelligenza artificiale, con un umano collega di lavoro di Ego, il robot. E la nuova produzione Osteria Leonardo con il bravissimo Daniele Marmi, lavoro in cui protagonisti sono la continua voglia di inventare di Leonardo e la sua passione per la cucina, due piani che spesso si sovrappongono creando in teatro
sorprese improvvise e colpi di scena inaspettati. Avremo inoltre Pandemonium con le avventure di Signor Bastoncino, Accademia Perduta con Pinocchio, Factory (nostri compagni in molte coproduzioni e vincitori del Premio Eolo come miglior spettacolo italiano per ragazzi con Mattia e il nonno) con Paloma che consiglio davvero a grandi e piccoli, Michelangelo Campanale/La luna nel letto con Semino, Kanterstrasse con OZz_Della mancanza e dello stupore, Eccentrici Dadarò con Babbo Natale e l notte dei regali, S.T.A.R. con Viola e il bosco, riprogrammeremo il nostro Ecila|Alice a rovescio, Sosta Palmizi con Esercizi di fantastica da Gianni Rodari, Pilar Ternera con Il principe canarino, Marco Baliani con Frollo, il 6 gennaio per la Befana a teatro Antitesi circo con Imago, Drogheria Rebelot con Caro Lupo, Zaches Teatro con Cenerentola, Teatro della Tosse con Vita da burattini, Teatro del Buratto con La terra dei sogni, la nostra nuova produzione Briciole di felicità da Il venditore di felicità in collaborazione con Artevox teatro e Teatro Linguaggi Creativi, con la collaborazione di David Faraco, una delle eccellenze del teatro di figura a livello mondiale, Burambò con Esterina centovestiti, TPO Prato con Pop up garden, Teatro del Piccione con Taro il
pescatore, Teatro Gioco Vita con Circoluna, CSS Udine con Topo Federico, Appeso a un filo, spettacolo di marionette che ha vinto premi in tutto il mondo, Principio Attivo Teatro con Sapiens, Jack e il fagiolo magico di Michelangelo Campanale/Tra il dire e il fare, Campsirago residenza con Il Gatto con gli stivali. Credo si possa dire che sono ampiamente rappresentate le eccellenze del teatro per le nuove generazioni.

 

 – Maria Paternostro –