Sergej Vasiliev, uno sguardo indiscreto sull’URSS sconosciuta

A FIRENZE LA PRIMA MOSTRA ANTOLOGICA DEDICATA AL FOTOREPORTER SERGEJ VASILIEV, PREMIATO CINQUE VOLTE CON IL WORLD PRESS PHOTO. Oltre ai tatuaggi dei criminali russi, per cui è noto al grande pubblico, anche bellezza, nascita, tempo libero, amore, cronache e tragedie del quotidiano, in un percorso espositivo di circa 70 immagini in bianco e nero scattate nell’ex Unione Sovietica in piena epoca del ‘disgelo’.

Scene di ordinaria quotidianità, ma anche di eventi straordinari, di volti segnati dall’ardua impresa dell’esistenza, di trasformazioni del corpo, qui morbosamente tenuto a fuoco a significare tanto la decadenza quanto la bellezza della rinascita e della speranza di un tempo e una società accessibile a tutti. E’ quanto propone “Sergej Vasiliev: uno sguardo indiscreto sull’URSS sconosciuta”, la prima e inedita mostra antologica dedicata al grande forotoreporter russocinque volte vincitore del World Press Photo (1978, 1980, 1982, 1983, 1985), che inaugura domani al Semiottagono delle Murate (P.zza Madonna Della Neve, 8).

Promosso dall’Associazione Amici del Museo Ermitage insieme a MUS.E, MAD Murate Art District, Museo Sergej Vasiliev a Čelyabinsk, realizzato con il contributo di Fondazione CR Firenze e in collaborazione con MIP Murate Idea Park, il percorso espositivo, curato da Marco Fagioli e ideato da Jan Bigazzi sul modello panottico dell’ex carcere femminile, rende omaggio al giornalista che con la sua fotocamera ha documentato la vita nei Kolchoz, lungo le strade, e ancora oggi si distingue per l’alta qualità del linguaggio fotografico e la varietà dei temi trattati. La storia nuda, vera, della gente russa, scrutata e indagata con un formalismo mai retorico, è la protagonista indiscussa di questa mostra che segue a quella inaugurata a Bologna nel 2020 sui tattoo dei criminali russi e invita oggi a conoscere lo sguardo indiscreto dell’autore anche su altre realtà.

Un repertorio di circa settanta immagini in bianco e nero, scattate tra gli anni Ottanta e i primi Novanta intorno a Čelyabinsk, città ai piedi degli Urali con più di un milione di abitanti, dove nel 1957, tenuta segreta fino alla Glasnost, un’esplosione provocò una catastrofe nucleare peggiore di Chernobyl. Per quasi cinquant’anni gli occhi del principale quotidiano della metropoli, Vecherny Čelyabinsk (Čelyabinsk Sera), per cui ha lavorato dal giorno della sua fondazione nel 1968, Vasiliev ci catapulta letteralmente in una dimensione storica, poco o per niente accessibile prima della ‘politica della trasparenza’ avviata da Gorbaciov, da cui ripartire per un’analisi sociale del Paese tra passato, presente e futuro.

Senza retorica, con il linguaggio di un’arte nobile che è anche potente strumento di comunicazione, Vasiliev ci offre uno spaccato di vissuto delle genti russe addentrandosi nelle prigioni fisiche e psicologiche dell’individuo, svelandone particolari momenti di intimità, cogliendo la bellezza che si offre come risposta e forma di resilienza. Detenuti, operai, donne, uomini di potere politico e religioso, una cronaca avara di colore che è insieme forma e sostanza della verità restituita agli occhi del visitatore in sei distinte sezioni: Ritratti, Sauna, Parto, Tatuaggi, Incidente ferroviario di Ufa, Vita in carcere. E’ il racconto di un Vasiliev di ritorno alla natura, all’origine dell’uomo, che alla fotografia di propaganda ne preferisce una che celebri la poetica imperfezione della vita, il reale più della messa in scena.

Particolarmente toccante e drammatico il capitolo che chiude il percorso ed è dedicato all’incidente ferroviario di Ufa, nel distretto di Iglinskiy, avvenuto il 4 giugno del 1989. Il fotoreporter ci porta sui luoghi del disastro, stringe sui corpi bruciati e martoriati distesi sui tavoli dell’ospedale o nelle bare sostenute per le strade del dolore, che fanno tornare alla mente alcune scene del grande cinema russo post-stalinista. E’ un Sergei Vasiliev costantemente in ascolto, pronto a cogliere la trama di ogni vissuto e a regalare all’osservatore un ipotetico seguito, immaginato senza quel colore che, dice l’autore, “interferirebbe con la percezione della realtà”.

La mostra, che nel 2023 sarà al Museo delle Culture di Lugano (MUSEC), è accompagnata dal catalogo realizzato da AIÓN Edizioni con testi di Francesco  Paolo Campione, Marco Fagioli e Laura Lodigiani.

Biografia

Sergej Vasiliev è nato nel 1936 a Malie Kibeči nel Ciuvascia, in Russia. E’ stato il fotoreporter del giornale Vecherny Čelyabinsk per quarantacinque anni e ha ricevuto molte onorificenze: il World Press Photo (1978, 1980, 1982, 1983, 1985), l’ International Master of Press Photography dall’International Organization of Photo Journalists (Praga, 1985), l’ Honoured Worker of Arts of Russia e il Golden Eye Prize. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale ed è presente in numerose collezioni private e pubbliche. È autore di più di venti libri, tra cui “Russian Beauty” (1996) e “Zonen” (1994). A Vasiliev, noto soprattutto per le sue mostre sul Russian Criminal Tattoo, è dedicato un museo a Čelyabinsk.

UN RICCO CALENDARIO DI EVENTI

Il talk al MAD Murate Art District

Intende rendere omaggio al fotoreporter, costretto a rinviare la propria presenza a Firenze per motivi di salute, l’incontro che si terrà il 23 giugno alle ore 17 presso gli spazi de MAD Murate Art District e vedrà dialogare il direttore artistico del MAD, Valentina Gensini, con il fotoreporter Massimo Sestini e il curatore della mostra Marco Fagioli. Al centro del dibattito temi quali lo stato dell’arte del fotogiornalismo a livello internazionale, la cultura fotografica in Italia, l’etica giornalistica, la libertà, i vincoli e censura del fotogiornalismo nell’ex URSS. Il talk, che vedrà i saluti dell’assessore alla cultura del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi, sarà anche l’occasione per presentare un documentario sulla vita di Vasiliev da proiettare alle Murate, in data ancora da definire, durante i mesi estivi.

Segue, alle ore 18.30l’apertura al pubblico della mostra Sergej Vasiliev: uno sguardo indiscreto sull’URSS sconosciuta presso il Semiottagono.

Tattooing e performance, un ricco calendario di iniziative collaterali

Sono i tatuaggi, con il loro carico simbolico e la forza del segno, ad avere ispirato tanto la ricerca fotografica di Sergej Vasiliev quanto il ricco calendario di eventi a latere della mostra che prende il via sotto la direzione artistica di Costanza Savio, nota scultrice e animatrice culturale della scena fiorentina.

S’intitola TATUATORI FIORENTINI la kermesse che vedrà alcuni storici tatuatori impegnati in lunghe sessioni di tattoing negli spazi attigui al Semiottagono nel corso dell’evento espositivo. Il 27 giugno, 25 luglio, 6 agosto, 5 settembre, 3 ottobre, dalle 11 alle 18, Lorenzo Amuleto, Gabriele Donnini, Rino Valente e Simone Caruso saranno a disposizione del pubblico per eseguire i disegni richiesti tra quelli proposti e per divulgare informazioni su storia e tecnica del Tattoing.

Veri e propri maestri della body art, questi protagonisti dell’arte del tatuaggio si presenteranno con una tavolozza di immagini, piccoli disegni autoconclusivi (in gergo ‘Flash’) che potranno rifarsi anche a quelli dei soggetti ritratti in mostra e saranno elaborati con la tecnica handpokeossia rigorosamente a mano. Un gesto che diventa rituale e marca l’attenzione sulla ‘vecchia scuola’. “I tatuaggi sono l’espressione di un’arte antica, associata per tanto tempo a vite perdute, delinquenziali, piratesche e oggi divenuti un vero e proprio fenomeno di costume globale oltre che cifra identitaria a tutti i livelli della società”. Così Costanza Savio che prosegue: “la mostra e il luogo nel quale va a inserirsi, un ex carcere femminile, collega una realtà odierna a un passato neppure troppo passato: il contesto ideale per raccontare il passaggio culturale e artistico con il supporto dei migliori tatuatori a livello nazionale”.

Un’esperienza che lascerà letteralmente il segno e verrà offerta con l’attenzione e la cura estrema che caratterizza questo settore di Arte figurativa.

Si lega ai temi del percorso espositivo anche FLORENCE FOLSOM PRISON, la performance fotografica di Francesco Ristori, fotografo, art director e art curator, che eseguirà, su richiesta, ritratti ambientati tra le mura dell’ex-complesso carcerario de Le Murate. Ogni evento si legherà a filo doppio alla mostra circostante, creando un dialogo interattivo tra ambiente, soggetto e fotografo, che racconti il valore di un’arte nobile, quando espressa tramite un gesto artistico. “Il ritratto in bianco e nero – dice Ristori- comunica solennità, un rigore estetico elegante, legato alla forza del chiaroscuro e ai toni del grigio che meglio si prestano a descrivere la figura umana e i suoi tratti somatici”.

I giorni 27 giugno, 25 luglio, 29 agosto, 17 settembre, 3 ottobre, negli orari della mostra, Ristori realizzerà delle stampe Fine Art in tempo reale da consegnare al soggetto, restituendo così una dimensione fotografica fisica e materiale nell’epoca dell’esclusività degli oggetti da collezione in tiratura limitata. La performance avverrà nel rispetto delle norme di sicurezza riguardo al Covid-19. A chi prenota è offerto il 20% di sconto sul prezzo del catalogo della mostra. Perprenotarsi ristori.francesco@gmail.cominfo@francescoristori.com.