LE TRE VERITÀ DI CESIRA
di Manlio Santanelli
regia di Angelo Savelli
con Gennaro Cannavacciuolo
e la silente partecipazione di Pietro Grossi

Cesira è una venditrice di limonate nei vicoli della Napoli dei quartieri spagnoli che racconta, ad uso e consumo di un supposto cameraman del “telegiornale”, tre diverse versioni per giustificare la presenza di un folto paio di virilissimi baffi sul suo “corpo di donna, femminile”. Tre racconti decisamente surreali, dove la comicità vira spesso verso il grottesco, aprendo squarci amari sulla verità… Ma quale verità? Verità della condizione esistenziale della protagonista? Verità della condizione sociale del sottoproletariato napoletano? Verità pirandelliana dell’ambiguità del linguaggio e della comunicazione umana? La particolarità della messa in scena di Pupi e Fresedde consiste nell’aver affidato il personaggio della donna baffuta ad un interprete maschile, il bravissimo Gennaro Cannavacciuolo, riconducendo questa Cesira all’interno di una lunga galleria di ritratti di “mostri ermafroditi”, di “matrone virili” di cui è ricca la tradizione napoletana dall’antica Opera Buffa fino ai vari De Simone, Ruccello e Moscato. La nitida regia di Angelo Savelli, con pochissimi elementi scenici e una grande concentrazione sul testo e l’interprete, riesce nell’intento di far sposare il talento visionario di Manlio Santanelli con le capacità istrioniche di Gennaro Cannavacciuolo.
Nato nel 1990 come rappresentazione teatrale a domicilio – un’originale iniziativa di Pupi e Fresedde che intendeva riscoprire il piacere della comunicazione diretta tra attore e spettatore, portando il teatro direttamente in casa delle persone – “Le tre verità di Cesira”, dopo centinaia di rappresentazioni in Italia e all’estero, ritorna adesso in scena con immutato smalto e rinnovato vigore.