Nello studio dello street artis MILES con Maria Paternostro

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Lo studio di Miles è un vero e proprio loft in stile newyorkese. Si accede da una piccola corte interna e  si entra in uno spazio bohémien che ricorda tanto il film Delitto Perfetto con Viggo Mortesen. Uno studio abitazione in cui creatività e quotidianità si mischiano, non a caso Miles è una di quelle persone che vive di e per l’arte. Hai subito la sensazione di essere di fronte ad un artista completo. In giro ci sono enigmatiche sculture, abbozzi di disegni, tele con opere da esporre, insomma ovunque respiri creatività. Mentre mi accoglie con generosa ospitalità comincia a raccontarmi del suo approccio con il mondo dell’arte

Mia madre dipingeva e mio padre, che aveva una falegnameria, si dilettava anche a scolpire. Il mio ingresso nel mondo dell’arte è stato inevitabile. Sono sempre stato attratto dalla scultura, infatti dopo il liceo, ho frequentato, con disciplina e passione, l’Accademia di Carrara. Sono stato influenzato da correnti di tutti i tipi, tra i miei maestri per scultura non posso non citarti Medardo Rosso, Marino Marini, Giuliano Vangi e Augusto Perez, per la pittura gli scuri caravaggeschi, la tensione di Schiele, ma anche  l’oniricità di Modigliani. E non solo… in me c’è tanto anche della cultura manga”.

– Com’è che sei arrivato alla street art, a cui devi tanta della tua notorietà, anche se per te è non è che una delle tante occasioni in cui ti esprimi?

Dopo aver finito l’Accademia ho vissuto un periodo in cui non mi sentivo motivato, ero alla ricerca di un mio stile, l’idea di andare in strada
mi è stata suggerita ma l’ho fatto solo nel momento in cui mi sono sentito pronto. Ricordo che il mio primo intervento è stato su un muro fiorentino nella zona di San Gervasio dove c’era un bocchettone dell’aria e una catena, ne sono seguiti tanti altri, soprattutto nelle periferie dove ci sono i muri più rovinati vissuti ed interessanti.
Ho lavorato anche nei sottopassaggi, da San Salvi a Rifredi, ma più come palestra perché quei luoghi sono frequentati da tantissimi street artists e
i murales spesso hanno vita breve.

– Quando crei in strada, come ti muovi?

Vado da solo, verso mezzanotte – l’una. Scala e colori. A volte mi beccano, mi riconoscono, mi fanno anche i complimenti!

– Mi parli del tuo processo creativo? Da cosa trai ispirazione?

Quando creo lo faccio d’istinto e trasformo in realtà una visione. E lo posso fare tramite la materia o attraverso una tela o uno semplice foglio di carta. Quello che ne scaturisce sono immagini che a volte sembrano inquietanti unicamente perché non ti sono familiari, non le riconosci, sembrano dei mostri. Ma i mostri ce li abbiamo tutti, siamo noi che non ci conosciamo in profondità e cerchiamo di allontanarli, ma i nostri mostri sono la parte più vicina dell’anima. Dipingere per me è come fare un esperimento per uno scienziato, solo che, invece della materia, provo ad analizzare lo spirito attraverso l’arte.
Quando dipingo o scolpisco, mi sento un filtro tra la materia e tutto quello che mi circonda, da cui sono influenzato. Dovremmo tutti essere più umili perché in ogni campo non siamo gli inventori di niente, ma in ogni azione, in ogni pensiero siamo condizionati.
So perfettamente che il mio stile è unico, ma tanti mi hanno ispirato. Se abbassi il tuo ego, ti rendi conto che fai parte di un flusso unico.

– A proposito di stile, il tuo è ormai è riconoscibile…

E’ vero, ma non mi fermo, non voglio esserne prigioniero, la mia ricerca è infinita.

– Per quanto riguarda la scultura, c’è una tecnica che preferisci?

Non ho preferenze tra l’incisione o la scultura né ho preferenze sull’uso dei materiali (creta, cemento, gesso…), dipende tutto dalla visione che ho. E’ questa che mi suggerisce tecnica e materiale da utilizzare. L’unico limite della scultura è quello della figura umana. Arturo Martini si chiedeva “Perché la scultura che può fare una Venere, non può fare un pomo? “ In effetti solo nella pop art si sono sdoganati gli oggetti in scultura.

– Attualmente hai in corso una personale, Spiritus Phantasticus alla B.EAST Gallery di Firenze (fine a fine agosto) in cui ti ispiri al mondo mitologico delle grottesche nel tentativo di evocare la parentela tra l’elementare, l’uomo/animale, il vegetale e il minerale in una liquida metempsicosi, che progetti hai per il futuro?

Mi piacerebbe riuscire ad esporre a Bologna, ma per il momento è un po’ tutto sospeso. Nel frattempo non smetto di leggere, studiare, documentarmi, ricercare per andare ancora più in profondità nelle tematiche che mi muovono.

2020-07-22T12:15:16+00:00 Categorie: Appuntamenti, Z-Evidenza|Tags: , , |

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