Botta e Risposta con ARTURO GALANSINO Direttore della Fondazione Palazzo Strozzi

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Per prima cosa tutti desiderano sapere delle misure di sicurezza adottate in occasione della mostra di Tomás Saraceno.

Abbiamo riaperto dal 1° giugno in sicurezza attenendoci ai criteri suggeriti dai protocolli stabiliti dallo stato e dalla regione. L’ingresso è contingentato e i biglietti sono acquistabili on line prenotando anche l’orario della visita.
Chi non avesse prenotato online può comunque acquistare normalmente i biglietti alla cassa. All’ingresso sono disponibili le mascherine per chi ne fosse sprovvisto, il disinfettante, e sarà misurata la temperatura con un termoscanner. Ovviamente nel corso della visita sarà caldamente sconsigliato di toccare qualsiasi superficie. L’esposizione, che sarebbe dovuta terminare a luglio, sarà prorogata fino al 1° novembre, per dare l’opportunità al nostro pubblico di poterla visitare.

Quindi tutte le mostre che erano state programmate in seguito subiranno una variazione di date. Che pubblico ti aspetti?

Il pubblico di Palazzo Strozzi è un pubblico di qualità. Nel corso degli anni abbiamo lavorato per avvicinare le persone all’arte contemporanea grazie ad un attento lavoro educativo e divulgativo per cui sono abbastanza fiducioso che gli italiani, che presto ricominceranno a viaggiare, non mancheranno di visitare la mostra. Tieni conto che tra i nostri visitatori meno del 30% sono stranieri, il 30% sono toscani e il restante 40% sono italiani che vengono a Firenze perché si fidano delle proposte artistiche offerte da Palazzo Strozzi.

La mostra di Saraceno, in cui ci s’interroga sul rapporto uomo/natura, è stata sicuramente profetica, per molti sarà l’occasione di visitarla o rivisitarla con occhi nuovi?

La mostra di Tomás Saraceno sicuramente è ancora più stimolante per il visitatore perché affronta proprio il tema dell’iperconnessione globale che si riverbera sul nostro ecosistema. Tutto quello che abbiamo realizzato in questi anni ha portato alla distruzione delle biodiversità facilitando gli spillover, proprio come è appena accaduto con il Covid 19. La cosa drammatica è che molti scienziati e pensatori l’avevano previsto. Lo ha fatto anche Saraceno e ne parla in modo poetico e suggestivo. Il percorso espositivo non ammonisce, ma soprattutto indica la via per il futuro. Sono tanti gli spunti per una ricostruzione: fondamentale è quello di un’ecologia sociale in cui ognuno è responsabile verso gli altri e verso l’ambiente che lo circonda.

Dopo l’emergenza i modi in cui l’arte sarà creata e fruita cambieranno?
È forse ancora presto per dirlo ma pare sia già così. Lo sapremo per
certo fra poco. Dipende dall’impatto che tutto ciò avrà sulla vita sociale
ed economica e percepiamo che questo sta aumentando giorno dopo
giorno. Addirittura la Biennale, l’appuntamento artistico più importante
in assoluto, è stata ricalendarizzata.
Vedo poi che molti artisti non solo non si son fermati, ma sono al lavoro particolarmente ispirati. E anche il mercato dell’arte on line pare dia segni di grande vitalità.

A proposito di creatività: il tema del coronavirus è stato una grande fonte d’ispirazione per tanti artisti, soprattutto per gli street artists
che sono seguitissimi sui social, da Banksy ad Obey, fino ai nostrani
TvBoy o Lediesis. L’arte meno istituzionale è molto più capace di
cogliere spunti dal presente, cosa ne pensi?
La street art è una forma d’arte meno istituzionalizzata, ma sicuramente
più immediata, capace di cogliere ispirazioni ovunque e comunicarle
in modo diretto.

Quali sono gli artisti che vorresti assolutamente portare a Firenze e
perché?

Per adesso ho avuto la fortuna di aver potuto realizzare tutto quello che volevo e di poter coinvolgere i più grandi artisti del pianeta. Grazie a Palazzo Strozzi, Firenze ormai è diventata una città di riferimento anche per l’arte contemporanea. Prima del nostro lavoro questo potenziale non era stato sfruttato e oggi tutti i più grandi artisti sono entusiasti di lavorare da noi, dove
trovano un team di eccellenti professionisti di livello internazionale e
dove possono avere massima libertà di creare in un contesto unico al
mondo. Molti di loro hanno dichiarato che proprio a Palazzo Strozzi
hanno realizzato le migliori mostre della loro carriera.

2020-06-11T23:28:13+00:00 Categorie: Arte, Z-Evidenza|Tags: , |

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