FILIPPO TIMI meraviglioso terribile ed esplosivo. Uno SKIANTO

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Filippo Timi non è un attore. È il teatro. È la rappresentazione della vita stessa, ovvero quello che anticamente era il teatro. Con le sue funzioni catartiche, come quelle di mettere davanti agli occhi degli spettatori il becero, il grossolano, il deforme, ma anche l’apollineo e il divino che alberga dentro di noi. Per questo la platea è piena e ride e piange con lui. Che, navigato saltimbanco, sa far vibrare le corde di un pubblico che ha voglia di emozionarsi e non lobotomizzarsi sui divani di casa.
Il teatro di Timi non rassicura, cerca le sfide, anche quella contro la forza di gravità, come si intuisce già dalla prima scena in cui levita nell’aria mentre racconta, come un feto che nuota nel liquido amniotico, del suo concepimento e della sua nascita. E della sua crescita. La crescita soprattutto di un cervello chiuso in una scatola cranica sigillata che non gli consente di muoversi e parlare, ma non di non pensare, provare emozioni e sognare. E così tra siparietti musicali, spezzoni di video scaricati da youtube e monologhi oggi considerati politicamente scorretti perché Timi la diversità te la sbatte in faccia, senza fronzoli o giochi di parole, si snocciola un fiume di ricordi di un bambino che ha vissuto negli anni Ottanta e riesuma personaggi come Candy Candy o Heather Parisi che diventano eroi dalle sfumature leggendarie.
Un’ora e un quarto che è un puro flusso di coscienza in cui Timi si mette a nudo perché non solo racconta l’handicap di chi non sa muoversi ma sogna di fare il ballerino o il pattinatore sul ghiaccio, ma anche la disfunzione di chi non sa parlare, condizione che Filippo, da balbuziente, conosce fin troppo bene. Lui sa perfettamente cosa significa avere mille parole in testa e non riuscire, per qualche intoppo neurologico, ad emettere suoni e sillabe comprensibili. Ma l’incapacità di esprimersi è una condizione anche di chi, in teoria, il dono della parola lo avrebbe. Spesso la parola, alata frattura, si diparte da noi stessi e assumere altri significati.
Si, perché il corpo è il limite, il contenitore della nostra energia inespressa che ci rende tutti disabili al mondo.
Ma Timi con un colpo di coda, ribalta le nostre amare certezze e ci lascia immaginare che invece il corpo è l’involucro che difende il mondo dalla nostra forza di demiurghi onnipotenti dalle mille teste e dalle mille braccia.
Meravigliosi, terribili ed esplosivi. Uno SKIANTO!
– Maria Paternostro –

2020-01-21T11:13:24+00:00 Categorie: Teatro, Z-Evidenza|Tags: |

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