BOTTA E RISPOSTA CON GIORGIA DEL MESE

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Moderate Tempeste esce dopo un lungo periodo di gestazione e soprattutto dopo tanti cambiamenti nella tua sfera personale. Quanto c’è di tutto questo nel nuovo disco?
Moderate tempeste è un disco concepito nella sua scrittura 2 anni fa, poi per ragioni esistenziali, come la morte di mio padre mi sono fermata, per cercare un silenzio ed un tempo per elaborare la perdita e l’assenza e aspettare che si riempisse di un altro significato. Inoltre in questi anni  ho concluso il mio percorso formativo come psicologa e musicoterapeuta che hanno portato contributi importanti al modo di essere cantautrice, in termini di libertà e autenticità, nella capacità di sentire e semplificare, nella rinuncia alla gratificazione esclusivamente narcisistica e nel pensare il mestiere della cantautrice come “un posto sicuro dove stare” piuttosto che un ” campo di battaglia ” dove vincere a tutti i costi.
Qual è il significato del titolo?
Quando è nato questo disco il titolo l’ho pensato come una resa, una critica al riformismo, come un’affermazione di intransigenza della lotta politica ed umana di una corrente anarchica umanista all’interno della quale ho militato per 20 anni e verso la quale nutro una profonda adesione e corrispondenza ancora oggi. Ma proprio oggi, con la pubblicazione del disco rileggo e risento questo titolo con un senso diverso: come la capacità di stare nel conflitto, sociale, politico, intrapsichico, di generarlo, accoglierlo, soffrirlo, ma senza mai sentirsi feriti a morte, senza più offendersi, ma essere generativi ed intransingenti al tempo stesso.
Sei una delle rare cantautrici che parla ancora di lotta, emancipazione, politica, quali sono i brani che fanno riferimento a questi temi che ti caratterizzano?
L’impegno politico e sociale è stato nella mia vita e nella mia carriera un’esigenza umana ed intimista più che altruistica. Ho sempre sentito l’ingiustizia agli altri come un dolore profondo identificato col mio, non siamo buoni e basta per gli altri, semplicemente ci identifichiamo. Poi lo studio del nuovo marxismo e di tante esperienze militanti mi hanno portato a scrivere e cantare la lotta, ad usare la musica come un megafono. Ho scritto una canzone per Federico Aldrovrandi, ucciso dalla polizia in piena notte, indifeso e solo, è una delle canzone a cui sono più affezionata: Ad Alta voce.
Ancora una volta hai lavorato con Andrea Franchi, quanto è stato fondamentale e cosa ha portato musicalmente in questo album?
Andrea Franchi è un professionista ed un’artista con tante facce. Per me è un amico ed un traduttore ed uno sceneggiatore al tempo stesso dei miei contenuti. Io gli do i brani come fossero bambini appena nati  e lui me li restituisce come adulti seri, teneri, arrabbiati, offesi. Per me la sua produzione artistica nei miei lavori è imprescindibile.
                                                                                           – Maria Paternostro –
2019-12-04T11:11:23+00:00 Categorie: Musica, Z-Evidenza|Tags: |

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