KLAUS HOFFMANN I LUOGHI DEL RITROVAMENTO a pistoia

Sei in: ://KLAUS HOFFMANN I LUOGHI DEL RITROVAMENTO a pistoia

dal 4 ottobre al 24 novembre 2019

INFORMAZIONI

Indirizzo: Museo Marino Marini corso Silvano Fedi 30 Pistoia
Orario: martedì-sabato 11-18 | domenica 14.30-19.30
Prezzo: ingresso libero

CONTATTI

+39 0573 30285

www.fondazionemarinomarini.it

fmarini.direzione@gmail.com

In collaborazione con Volkshochschule Reutlingen e Associazione Stammtisch Pistoia

La collaborazione tra Fondazione Marino Marini e Volkshochschule Reutlingen, che ogni
anno permette ai pistoiesi di conoscere uno o più artisti della città tedesca, sarà dedicata
quest’anno alla mostra Klaus Hoffmann – I luoghi del ritrovamento.
L‘esposizione, che inaugura venerdì 4 ottobre alle ore 18.00, raccoglie una serie di opere
dell’artista aventi come filo conduttore il racconto di ciò che rimane dei castelli in rovina del
distretto di Reutlingen. L’artista collega la sua retrospettiva storica con il presente, con i
rifiuti che purtroppo si trovano anche in luoghi d’interesse storico-artistico, creando in
questo modo una “poesia di simultaneità”.
Le immagini materiali e in bacheca fanno parte di un importante gruppo di opere
dell’artista, che ne presenta una selezione antologica presso il Museo Marino Marini di
Pistoia.

 

“Durante le mie occasionali passeggiate per il Giura Svevo un bel giorno di primavera mi trovai su una collina boscosa vicino a Genkingen di fronte a un cartello, inchiodato al tronco di un faggio: “Hohen-Genkingen, roccaforte medievale dei signori di Genkingen del XII secolo”.

Ciò mi incuriosì, soprattutto perché non si vedeva quasi nulla della roccaforte menzionata. Però a un più attento esame si poteva ancora riconoscere tra gli alberi un fossato fatiscente e i resti di un basso muretto di circa due metri di lunghezza e coperto di muschio.

Quello che in seguito trovai, frugando sotto il fogliame ammuffito, era quasi niente: due pezzi di mattone, tutto qui, non c’era da aspettarsi altro.

Poco sotto il luogo della roccaforte c’è un rifugio con un falò insieme a tutti i resti che le persone hanno abbandonato nel tempo in quel luogo.

Entrambi i luoghi – il luogo della roccaforte e il rifugio – con i loro resti della civiltà richiamano la presenza dell’uomo e ciò che presso il nostro falò appare come il presente – vetri rotti, resti di lamiera, tappi di sughero, ecc. – è in realtà già nuovamente passato, racconta la propria storia.Questo è stato il motivo per cui mi sono occupato di questo materiale ritrovato, sotto forma di assemblaggio, come in una vetrina espositiva, posizionando semplicemente un reperto accanto all’altro.Lo sfondo storico di questo luogo è, come già accennato, l’era degli Stauffer, la famiglia imperiale tedesca che regnò su questo paesaggio.Per realizzare queste opere ho usato frammenti di immagini del Codice Manessiano, in quanto disponibili come fogli di scarto.

Con la seconda bacheca di immagini ho utilizzato la stessa procedura. Solamente il luogo é diverso: le rovine del castello degli Stauffen Blankenstein tra Wasserstetten ed Eglingen sopra la valle del Großen Lauter e la Pfaffental, anch’esse in gran parte sconosciute; altrettanto nascoste tra alti faggi e poco prima della loro completa scomparsa.

Anche nel caso del “luogo del ritrovamento III”, costituito da due bacheche di immagini, mi sono occupato del passato e del presente di un luogo storico: i resti del castello Achalm sopra la città di Reutlingen.Dopo una storia movimentata, questo castello in lenta decadenza fu demolito seicento anni dopo la sua costruzione nel 1646, per tenere lontane da quelle mura desolate e vuote le truppe d’occupazione franco-svedesi. Oggi l’Achalm è un’apprezzata meta escursionistica con una magnifica vista panoramica da una torre di osservazione costruita nel 1838 sui resti dell’antica fortezza.Talvolta la cima dell’Achalm si trasforma in un vero e proprio luogo per fare feste. Qui vanno a finire i resti della nostra era dei consumi.

Dopo aver realizzato quattro bacheche di questo tipo, ho pensato di occuparmi dei rimanenti castelli in rovina nel distretto di Reutlingen, e precisamente di quelle rovine, dove è possibile veder sorgere ancora resti di muro. Quindi, alla fine, è nata una serie di opere con diciotto bacheche. Da un punto di vista contenutistico tutte riguardano il presente del passato, anche con un tocco di poesia, come la trasmettono i protagonisti manessiani, nonostante la “spazzatura” di oggi.

Presumibilmente un giorno anche la nostra eredità potrà suscitare l’interesse dei posteri a condizione che l’umanità si ricreda e preservi da ulteriore distruzione non solo la creazione, ma anche le importanti testimonianze dell’esistenza dell’uomo. Poiché, altrimenti, come si fa a riconoscere che qualcosa è cambiato nell’esistenza?”                    – Reutlingen, aprile 2019 Klaus Hoffmann –

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

informacitta.net