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A Jazz Supreme

Dal 21 Ottobre al 24 Novembre 2017 - Sala Vanni - FI

Registrato nel 1964 presso gli studi Van Gelder in New Jersey, “A Love Supreme” è ritenuto all'unanimità il capolavoro di Coltrane nonché uno dei dischi più importanti della storia del jazz. “Mi piacerebbe mostrare alla gente il divino usando un linguaggio musicale che trascenda le parole. Voglio parlare all'anima delle persone” - disse Coltrane in un'intervista rilasciata a Newsweek nel 1966.

Partendo da questa ispirazione nasce e si sviluppa “A Jazz Supreme”, prima edizione di una rassegna composta da 6 concerti presentati dal Musicus Concentus in Sala Vanni sotto la co-direzione artistica di Simone Graziano e in collaborazione con Siena Jazz (Biglietti in prevendita boxoffice: 12 € + d.p - abbonamento 55 € + d.p | ridotti alla porta per soci Coop, Arci e Lungarno: 15 € | intero alla porta: 20 €).

Si parte sabato 21 ottobre con “Trio 70’s”, nuovo ensemble composto da Gianluca Petrella (trombone), Michele Papadia (tastiere) e Stefano Tamborrino (Batteria).

“Trio 70’s” nasce in occasione della registrazione live per L’Espresso e da un processo di maturazione di Petrella, deciso a dare nuova linfa e un ritmo diverso alle proprie produzioni e che

unisca sonorità nord-europee al sound di Detroit e alle nuove frontiere dell’elettronica, comprese le

forme hip hop di J Dilla. Un viaggio indietro nel tempo tra tinte acide e sonorità funk, dove le radici e i pensieri scavano nelle profondità viscerali della Black Music della metà del secolo scorso, per aprirsi e sfociare nella contemporaneità. Il tutto, arricchito dalla presenza creativa e sofisticata della voce di John De Leo.

 

Venerdì 27 ottobre spazio al jazz contemporaneo del The Claudia Quintet. A differenza della maggior parte degli ensemble jazz, dove i musicisti vanno e vengono, il batterista, compositore e leader John Hollenbeck ha sempre voluto che il Claudia fosse una band con un sound non solo determinato dalle composizioni e dalle strumentazioni, ma soprattutto dai musicisti stessi. Grazie a questo concetto, Claudia ha da sempre avuto un sound immediatamente riconoscibile, dove le doti artistiche di ogni attore coinvolto vengono valorizzate attraverso le originali composizioni di Hollenbeck. Il sound di questo ensemble di New York, formatosi nel 1997, continua ad esplorare i confini della musica: il Claudia Quintet ha un pubblico vastissimo, dall'Alabama fino in Amazzonia, dalle ragazze hippie del Noise Festival in New Mexico, ai profondi intenditori negli auditorium di Vienna o San Paolo, fino alle generazione di giovani musicisti sparsi per tutto il mondo.

 

Tornando in Europa, e più precisamente in Olanda, scopriamo i nomi di Reinier Baas e Ben Van Gelder, sul palco della Sala Vanni venerdì 3 novembre.

Collaboratori da lungo tempo, il chitarrista Reinier Baas ed il sassofonista Ben Van Gelder sono attualmente due tra le più promettenti ed importanti figure della musica olandese. Hanno già suonato più di 150 concerti assieme: in duo, in trio con la leggenda della batteria Han Bennink, e con i rispettivi quintetti.

Classe 1985, Baas è stato in tour con il suo quintetto “The More Socially Relevant Jazz Music Ensemble” in Europa, Giappone, Nuova Zelanda ed Australia. Nel 2016 ha realizzato il suo quarto album in studio: “Reinier Baas vs. Princess Discombobulatrix” un'opera che ha visto la collaborazione dell'illustratore Typex e la partecipazione di ben 15 musicisti.

Van Gelder, nonostante i suo 28 anni, è già un'autorità. La sua musica è radicata nella tradizione ma si distingue grazie ad una miscela unica tra “testi, energia, grazie e ritmo”. Ha vinto vari premi, come il Deloitte Jazz Award e lo Stan Getz/Clifford Brown, e più recentemente un'assegnazione di una composizione dalla Jazz Gallery di New York.

Nella serata di venerdì 10 novembre due mostri sacri del jazz internazionale: Rob Mazurek e Jeff Parker.
Mazurek e Parker hanno cominciato a suonare insieme nel 1994, durante il workshop di Chicago Underground allo storico jazz club The Green Mill e nel 2015 hanno festeggiato i loro vent’anni di collaborazione con il primo disco in duo: “Some Jellyfish Live Forever”. Rob Mazurek è, in questo momento, uno dei musicisti più apprezzati e stimati del jazz moderno mondiale, nonché una figura chiave della musica contemporanea. Capace di muoversi in una dimensione interdisciplinare, riesce a traghettare il verbo jazzistico nel mondo più avanzato della ricerca sonora, imponendosi come uno dei più interessanti compositori e improvvisatori della sua generazione. Jeff Parker è riconosciuto come uno dei più versatili e innovativi chitarristi contemporanei e crea opere che esplorano e sfruttano le relazioni antitetiche tra tradizione e tecnologia, improvvisazione e composizione, familiare e astratto. Membro per lungo tempo della Tortoise, è anche fondatore dell’innovativo Isotope 217° e di Chicago Underground.

“Big Mountain, Small Path” è invece il nome del progetto dietro cui si cela il Francesco Ponticelli 6tet, il cui concerto è previsto per venerdì 17 novembre. In "Big Mountain, Small Path" Ponticelli espande le possibilità timbriche delle sue composizioni, ripropone in veste diversa alcuni brani del disco "Kon-Tiki", uscito a Marzo 2017 per la Tuk Music, oltre che presentare nuovi brani scritti appositamente per questa formazione. Allo stesso tempo raccoglie alcuni dei musicisti più interessanti della scena, a partire da Enrico Zanisi ed Enrico Morello, membri stabili del quartetto di Ponticelli da più di cinque anni, affiancati da Daniele Tittarelli all'alto, Alessandro Presti alla tromba e Stefano Carbonelli alla chitarra. Musicisti che si contraddistinguono per l'originalità dell'approccio, per la ricerca personale di una voce propria, per una visione musicale poliedrica ricca di riferimenti diversi, oltre che per una straordinaria capacità strumentale.



A chiudere questa prima edizione di “A Jazz Supreme” spetterà infine all'ensemble “Human fell” capeggiata dal batterista e band leader Jim Black, in Sala Vanni venerdì 24 novembre.

Human Feel, la leggendaria incubatrice di talenti jazz del 21° secolo, si riunisce per un tour europeo in supporto dell'etichetta Skirl Records e segna i loro primi venticinque anni come quartetto. Combinando jazz e virtuosismo, con sguardo aperto e tanta curiosità, Human Feel è stato un'influenza centrale degli ultimi venti anni tanto per i musicisti quanto per gli ascoltatori, ed un importante punto di collegamento tra i filoni musicali che si sono susseguiti.

Fondato nel 1987 a Boston, ma trasferitosi preso a New York, il quartetto vede protagonisti Jim Black, Andrew D'Angelo, Chris Speed e Kurt Rosenwinkel. Black, D'Angelo e Speed sono subito stati associati alla scena “Downtown”, incentrata sulla Knitting Factory, mentre Rosenwinkel fece gruppo con musicisti come Joshua Redman, Mark Turner, Brad Mehldau e fu associato alla cosiddetta scena Smalls più “tradizionale”. Ma Human Feel nega da sempre queste classificazioni e rivendica un suo territorio artistico che spazia liberamente tra l'una e l'altra diverse aree musicali.
Singolarmente conosciuti come alcuni tra i migliori strumentisti viventi e venerati dalle nuove generazioni di musicisti, i membri di Human Feel sono riusciti a distinguersi anche come compositori e bandleader. Rosenwinkel in particolare, è attivo sulla prestigiosa etichetta Verve, conosciuto come uno dei chitarristi jazz più influenti di sempre.

Bilanciando ordine e caos, disciplina e anarchia, Human Feel riesce egregiamente a stare in bilico, influenzando le nuove generazioni di ascoltatori, ma al tempo stesso ricordando ai fan storici il loro spazio vitale nel mondo della musica creativa.

 

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